UOMINI E TOPI di John Steinbeck. Lo ricordiamo così

Il 27 febbraio 1902 nasceva John Steinbeck. Lo ricordiamo qui con un estratto da UOMINI e TOPI, pubblicato a New York nel 1937 e tradotto l’anno successivo da Cesare Pavese per Bompiani.
Il romanzo, che si svolge nel periodo successivo alla crisi del 1929, è ambientato in un ranch della California dove sono giunti e lavorano, in dure condizioni, alcuni braccianti stagionali, tra i quali George Milton e Lennie Small, i due “paisanos” protagonisti. Lennie, sebbene dotato di un’enorme forza fisica che lo rende un gran lavoratore, è affetto da ritardo mentale: è un minus habens che non sa controllare la propria forza tanto che uccide spesso, inavvertitamente, i piccoli animali che ama accarezzare, come topi o cagnolini. Consapevole della propria inferiorità, Lennie trova in George il punto di riferimento affidandosi completamente a lui; con l’amico condivide il sogno di comprarsi un giorno una casetta provvista di conigli da allevare. George, che conosce bene l’ingenuità e la sensibilità di Lennie, lo asseconda facendogli credere che il sogno della casetta possa diventare realtà. Nel finale Lennie, senza volerlo, uccide la sensuale moglie di Curley, il figlio del padrone della fattoria, spezzandole l’osso del collo. Disperato, George si vede costretto a uccidere l’amico, in un estremo atto d’amore fraterno, per salvarlo dalla violenza e dalla furia omicida di Curley e degli altri braccianti.
Il titolo dell’opera deriva da una poesia del poeta scozzese Robert Burns.
[…] Supponete di essere costretto a stare seduto qui leggendo libri. I libri non servono a niente. A un uomo occorre qualcuno… che gli stia accanto.” Gemette: “Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. Vi so dire,” esclamò, “vi so dire che si sta così soli che ci si ammala.”
“George tornerà,” disse Lennie per rassicurarsi, con una voce spaventata. “Forse è già tornato. Sarà meglio che vada a vedere.”
Disse Crooks: “Io non volevo farvi paura. George tornerà. Io parlavo di me. Un uomo passa la sera qui solo, seduto: magari legge dei libri o pensa o altro. Qualche volta pensa e non ha niente che possa dirgli se una cosa è o non è come lui crede. Magari, se vede qualcosa, non sa dire se ha ragione o se sbaglia. non può rivolgersi a qualcuno e domandargli se vede anche lui la stessa cosa. Non può mai dire. Non ha niente per regolarsi. Io qui ho veduto delle cose. Non avevo bevuto. Non so se dormivo. Se con me ci fosse stato qualcuno, poteva dirmi se dormivo e sarebbe andato tutto bene. Io invece non so.”
Crooks guardava ora attraverso la stanza, guardava la finestra.
                                                                                                  John Steinbeck, Uomini e topi

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