LE AVVENTURE DELLA MIA AMICA CHRYSAORA – PUNTATA 6

Non c’è un ordine prestabilito che possa garantire una cronologia nelle storie che riguardano Chrysaora. Gli episodi riaffiorano come schegge nella memoria.
Si sa, per amicizia si fanno tante cose che magari non ci sarebbe mai saltato in mente di fare. Ma quando è un’amica a chiedertelo, mentre già muove il labbro di sotto per assumere l’espressione di quella che non te lo chiederà mai più, ma lasciandoti intendere che in quel momento è indispensabile che tu sia lì ad appoggiarla, non esiste molta scelta.
Fu proprio così che accadde una calda sera di inizio estate, durante il nostro periodo universitario.
Da qualche giorno la città era in subbuglio mentre si preparava ad accogliere la visita ufficiale del primo ministro. Erano state approntate misure di sicurezza che ci coinvolgevano direttamente visto che abitavamo nel centro del triangolo rosso ad altissimo rischio, che per l’occasione fu chiuso al transito di qualsiasi mezzo.
Ad ogni angolo di strada stazionavano gruppi di 2 o 3 poliziotti in divisa nera e mitra sotto braccio ad assicurarsi che tutto procedesse a dovere. Ancora oggi mi interrogo su così tanto clamore, ma non riesco ancora a meravigliarmene visto che a distanza di quasi 10 anni le cose non sono molto cambiate. Ma questa è un’altra storia!
Comunque il centro della città era diventato un formicaio di divise e transenne e noi riuscivamo a goderci lo spettacolo dalla primissima fila. Dal balcone della nostra stanza potevamo quasi riuscire a sentire cosa questi poliziotti impettiti si dicevano per trascorrere il tempo pagato loro per stare in piedi a guardarsi intorno.
Chrysaora era entusiasta! Quando le sarebbe ricapitato di nuovo di avere a disposizione così tante divise, giovani divise, prestanti divise, tutte insieme sotto casa?
Chrysaora ha sempre avuto un debole per gli uomini in divisa e ci sarebbero anche un altro paio di storie sul rapporto particolare che la lega al fascino di questa categoria. Intanto era proprio quello il periodo del picco ormonale causato dalle divise.
Ricordo che in un paio di occasioni ha anche pensato di tentare qualche concorso nelle forze armate. Ma io, lo confesso qui, non ci ho mai creduto perché conosco la mia amica Chrysaora. E non ci vuole un gran genio per capire che l’amore per l’arma non corrisponde necessariamente all’amore per le armi. La contraddizione non reggerebbe la motivazione. Era abbastanza ovvio, però, che il modo più semplice per inebriarsi di divise sarebbe stato una caserma. Il desiderio di arruolarsi le passò in breve tempo, ma non guarì mai da quella passione, io direi patologia.
Ne era gravemente affetta quando tutti quei giovincelli muscolosi e abbelliti di armi e stivali prestarono servizio nella nostra città. E quella sera, mentre il primo ministro pronunciava qualche bel discorso di speranza in qualche aula importante e sorseggiava cocktail ad un party dato in suo onore, Chrysaora affacciata al balcone sognava e macchinava. Si sì, macchinava un modo per avvicinare quei bambolotti di muscoli con lo sguardo da sciupa femmine.
Finché, con un fare anche abbastanza rilassato, mi si avvicinò e mi ordinò letteralmente di vestirmi. Era quasi mezzanotte e non riuscivo proprio a realizzare che mi stesse chiedendo di vestirmi per uscire di casa a quell’ora. Per uscire di casa a quell’ora e andare a parlare con i militari all’angolo del teatro vicino il nostro condominio. E mi stava chiedendo un piacere grandissimo! Avrei preferito sprofondare piuttosto che fare una cosa del genere. Lei era nel suo periodo di amore per le divise, io avevo invece raggiunto il picco di intolleranza per esse, non per ragioni personali ma solo per personalissimo senso critico. Tra l’altro la settimana prima quelle stesse forze armate avevano ingiustificatamente ed esageratamente pestato a sangue dei tifosi allo stadio. Così quando Chrysaora mi chiese di inscenare un casuale incontro con quei fumetti di correttezza morale mi si rivoltò lo stomaco. Ci mise un bel po’ a convincermi. Ma mi convinse. Io intanto speravo che il suo piano fallisse miseramente.
Uscimmo dal portone, solo dopo che Chrysaora si era vestita e truccata ovviamente, e facemmo il giro del palazzo in modo da raggiungere il posto del desiderio di Chrysaora da un percorso diverso, dissimulando la nostra reale provenienza. Sostanzialmente facemmo finta di passare di lì per caso e Chrysaora, chi un po’ la conosce lo sa, è bravissima ad inventare storie su due piedi. Senza che nemmeno me ne accorgessi lei stava già parlando con loro, propinandogli una marea di balle. Ci presentò anche con due nomi diversi (ma questo lo abbiamo sempre fatto, per piacere o per gioco, sin da quando avevamo 11 anni!) e raccontò di che bella serata avevamo trascorso in giro per locali. Ma quando mai! Eravamo state spalmate sul divano in pigiama per tutto il giorno.
Nel frattempo nella mia testa annullavo le loro voci e mi ripetevo che da quel momento in poi avrei avuto il diritto di chiedere a Chrysaora qualsiasi favore perché era davvero troppo stare lì a sentire cazzate sulla sicurezza e sul potere e sulle armi. Chrysaora invece aveva già individuato il figaccione della situazione. A me quindi non restò che chiacchierare con gli altri due sfigatelli annebbiati dalla prestanza dell’altro ed ebbi anche modo di appurare che non erano poi del tutto suonati, come invece si manifestò subito il tipo puntato da Chrysaora. Un invasato della peggior specie che credeva che il mondo e la sicurezza nazionale fossero nelle sue mani, nelle mani di un ragazzino palestrato di 22 anni a cui era stata data la licenza di possedere armi ed usarle. Chrysaora mi tirava pizzicotti e gomitate per moderare i miei commenti, ma se a lei non sarebbe mai capitata l’occasione di inebriarsi di divise, a me non sarebbe mai più capitato di dire quello che pensavo e direttamente agli interessati. I disordini del G8 erano ancora caldi e lo so che identificare uno in tutti è sbagliato, ma le forze armate abbracciano una causa che è comune ed io ne avevo uno davanti che mi sembrava anche abbastanza orgoglioso delle manganellate che aveva dato la settimana prima ad un gruppo di tifosi allo stadio. Se ne stava facendo un vanto, mentre Chrysaora cercava di mediare e mentre erano ormai le 2.00 passate.
Chrysaora decise che probabilmente era ora di svignarsela e credo che non fece fatica a prendere questa saggia decisione quando io e il suddetto salvatore della giustizia cominciammo ad alzare i toni. Sull’istante si disegnò una mappa del nostro ritorno a casa che ci costrinse ad allungare di circa 6 isolati e ci costrinse a passare davanti ad altri gruppetti di bellimbusti in divisa mezzo addormentati.
Provò di nuovo a fermarsi, forse sperando in soggetti un po’ più piacevoli ed equilibrati, ma la dissuasi con la forza trascinandola letteralmente a casa. Il suo pegno fu quello di passare il resto della notte a sentire le mie lamentele su quanto fosse sbagliato vantarsi di una manganellata data a casaccio nella mischia!
Da allora non mi ha mai più chiesto di fare una cosa del genere e il fascino della divisa lo ha subito sempre meno, anche se ancora oggi non posso dire che sia completamente guarita.
Ho provato tante volte a studiare il caso di Chrysaora ma evidentemente la divisa le incute sicurezza, o forse quando vede una divisa le viene subito in mente qualcuno di quei balletti di striptease in cui un poliziotto o un pompiere agita il suo di dietro e lancia via l’elmetto o il cappello. Bah! Sono perversioni comuni e difficili da debellare. Sospetto che gradisca anche le divise degli infermieri, sicuramente quelle delle guardie forestali; deve essere stata attratta da qualche vigile urbano in alcuni momenti di degrado del piacere. Ma io continuo a pensare che i suoi preferiti siano i pompieri. E Chrysaora è una ragazza fortunata, lo sappiamo ormai.

Non poté lasciarsi scappare l’occasione, quando le si presentò, di importunare un pompiere in servizio. Ma questo nella prossima puntata. 

Riferimenti a cose o persone sono assolutamente NON casuali. Si garantisce l’assoluta veridicità dei fatti.©

Leggi anche Le avventure della mia amica Chrysaora – Puntata 5 Nell’archivio blog le altre 4.

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