LE AVVENTURE DELLA MIA AMICA CHRYSAORA – PUNTATA 7

Abbiamo dato per assodato che le divise sono il tallone di Achille di molte donne, il solletico inspiegabile che

stuzzica un sorriso malizioso, la calamita che lascia scoperto il nervo dell’attrazione.

Chrysaora, per un certo periodo della sua vita, quello dell’esplorazione adolescenziale del mondo maschile, ha saputo bene cosa significhi appartenere a questa categoria di donne, autonome ed emancipate di solito, ma sciolte come gelati al sole davanti ad una divisa.
I pompieri, per quello che ricordo io, hanno sempre avuto un ascendente particolare sulla mia amica Chrysaora e, devo confessarlo, credo fosse dovuto al fatto che la divisa da pompiere, per un certo periodo, sia stata la più utilizzata negli strip club o affittata per gli addii ai nubilati, lo stereotipo per eccellenza.
 Bè, se poi ti abituano a vederci dentro un pilastro di petto e muscoli abbronzati, la conseguenza è prevedibile. Anche solo un paio di bretelle, un paio di pantaloni ignifughi e un caschetto ottengono lo stesso effetto.
In quel periodo così prolifico per pompieri e spose fortunate a salutare il nubilato in compagnia di un “pompiere”. io e Crysaora frequentavamo ancora il liceo, eravamo forse all’ultimo anno.
Era l’anno in cui ogni occasione era buona per organizzare cene, feste, caffè che si trasformavano in aperitivi (allora eravamo ancora fuori dal tunnel dell’happy hour!) e lo facevamo di solito tenendo fuori i maschietti.
Era primavera, lo ricordo bene, e dovevamo, dopo aver fatto la spesa per una cena con i fiocchi, ritrovarci sotto casa di una nostra amica che avrebbe messo a disposizione la casa.
Io e Crhysaora fummo le prime ad arrivare, con buste pesanti in entrambe le mani e bottiglie di vino che sbucavano a manifestare le intenzioni della serata. La nostra amica abitava in pieno centro città, sulla via principale, a quell’ora piena di famiglie a passeggio e, non so perché, vivevamo con un po’ di  vergogna quel carico di alcol in bella vista, soprattutto perché dopo 25 minuti nessuno rispondeva al citofono e ormai le ipotesi doccia, musica a tutto volume e phon acceso erano state tutte escluse per lasciare il posto alla certezza assoluta che la nostra amica non era in casa. Alla spicciolata cominciarono ad arrivare anche le altre commensali, qualcuna anche da paesi diversi e noi lì giù, con la cena cruda nei sacchetti e nessuno a farci entrare.
Finalmente l’amica che metteva a disposizione la casa arrivò, trafelata. La vedemmo sbucare dall’angolo del palazzo mentre affannata scavava nella borsa alla ricerca, subito immaginammo, delle chiavi. Svuotammo la sua borsa sul marciapiede ma delle chiavi nemmeno l’ombra. Tutto si stava trasformando in una barzelletta, quale poi è diventata, fino al momento in cui, in un lampo di lucidità ricordò di averle viste l’ultima volta sul tavolo in soggiorno. Proprio così, erano in casa e noi irreparabilmente fuori, pronte a dimenticarci la cena, le chiacchiere e il vino. Ma presto fatto, il primo condomino che uscì ci lasciò entrare nel portone e. mentre ci intrattenevamo, si decise di chiamare i vigili del fuoco. Arrivarono in un lampo ed ebbero una bella accoglienza se immaginate una ciurmaglia di uomini in servizio a soccorrere almeno 6 ragazze ben vestite e pronte a fare festa.
Chrysaora si stampò sul viso un sorriso ebete come quello che in genere si vede sui visi dei bambini al luna park quando adocchiano una giostra su cui non gli sarà mai permesso salire. Schiena dritta, una sistemata ai capelli ed ecco che ci ritrovammo ad avere una portavoce senza nemmeno averlo chiesto.
Ovviamente i pompieri si fecero spiegare la situazione e chiesero alla padrona di casa un documento come è prassi. Ma, in perfetto stile “lo giuro non lo stiamo facendo apposta” i documenti non c’erano, persi. La nostra amica giurò di averli persi, come in effetti era successo, nel frattempo Chrysaora cercava di farli ridere e convincerli a fare uno strappo alle regola. Volevo sprofondare risucchiata dalla fioriera lì vicino  perché sapevo che Crysaora ne avrebbe fatta una delle sue.
In servizio quella sera, per una strana coincidenza credo, c’erano solo giovani  e nemmeno troppo bacchettoni vigili del fuoco, anche se non ricordo di aver mai visto un pompiere sopra i 40 anni.
Una vicina di casa fece da garante e quindi l’inghippo fu risolto in poco. Ora bisognava salire e farci aprire la porta. A quel punto due dei pompieri già sapevano cosa avremmo cucinato e bevuto, come ci chiamavamo e perché eravamo lì, ci aveva pensato Chrysaora a spostare la conversazione su un altro piano!
La padrona di casa si incamminò a piedi salendo i gradini tre alla volta fino all’ultimissimo piano, forse nel timore che cambiassero idea o per accorciare l’attesa e l’imbarazzo di quella situazione così incredibile. Noi altre e i pompieri ci avviammo verso l’ascensore dove Chrysaora, come una perfetta generalessa decise, senza possibilità di obiezione, chi doveva salire a piedi e chi in ascensore. Buttò letteralmente dentro me, un’altra amica e 3 pompieri e ovviamente lei si occupò di chiudere le porte e intrattenere l’allegra compagnia durante quel viaggio verso la fine di quella breve ma intensa avventura insieme.
Credo sia stato il minuto più lungo nella mia storia personale degli imbarazzi. Non sapevo cosa dire, come mitigare la mia amica Chrysaora che in un paio di occasioni, mentre contrattavamo le modalità dell’intervento,  mi aveva già detto in un orecchio “quando ci ricapita”! Quando ci ricapita cosa non riuscivo a capire. Non ci stavo capendo niente.
Arrivammo al piano in un coretto di risatine mentre bastò uno solo di quei vigili del fuoco ad aprire la porta. Gli altri ovviamente impiegarono il tempo a farsi fighi raccontando dei loro turni interminabili e di come sarebbe stato divertente fermarsi a cena. Oh no, ecco la battuta idiota che fu sufficiente a lasciarmeli classificare come teste di rapa. Effettivamente ci erano capitati forse i più carini pompieri di tutto il distretto, questo ai miei occhi non giustificava questo gonfiarsi nelle divise. E senza che me ne potessi accorgere erano dentro, non ricordo per cosa ma ricordo che mi sembrò strano che dei pompieri che ti aiutano ad entrare in casa poi ti accompagnano dentro. Forse per verificare che le chiavi fossero davvero lì.

Il sogno di Chrysaora stava per terminare, quelle divise si allontanarono presto in coda accompagnati sulla porta dalla cordialità della nostra amica padrona di casa, le scuse generali (perché poi, è il loro lavoro?!) e un sorriso a 32 denti di Chrysaora.
Leggi anche Puntata n. 6

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