I segreti di Osage County – RECENSIONE


Quando nel cast c’è Meryl Streep è sempre un’altra storia.
Ammetto di avere un debole per questa straordinaria attrice ma ammetto anche che i titoli dei film alcune volte mi condizionano al punto da crearmi ben povere aspettative. Ma sono sempre lieta di venire disattesa. 
È accaduto con I segreti di Osage County (2013) uscito nelle sale a gennaio del 2014. Firmato John Wells è l’adattamento dell’omonima opera teatrale con la quale il commediografo Tracy Letts ha vinto il premio Pulitzer, conquistando 5 Tony Awards, gli Oscar del teatro per chi non lo sapesse.
Dietro ad un titolo così anonimo e didascalico si nasconde invece un film che vale sicuramente la pena di vedere.
Meryl Streep interpreta Violet Weston, una donna cinica e severa, drogata di psicofarmaci sposata ad un poeta alcolizzato la cui morte sconvolgerà la vita della famiglia. Riunite in occasione del funerale di Beverly Weston le donne della famiglia Weston (Violet e le sue tre figlie) si troveranno a confrontarsi con il passato e con il presente in un vorticoso succedersi di discussioni e isterismi che cambierà per sempre la loro vita.
Si tratta di un film che nella sua dirompente forza distruttrice porta con sé una delicatezza che va ben oltre i risvolti drammatici delle commedie a cui siamo abituati di recente. È uno psicodramma a tutti gli effetti che attraverso la magistrale interpretazione di Meryl Streep raggiunge vette rappresentative eccelse. 

Punto forte della pellicola i dialoghi in cui l’istrione Streep fa da baricentro accompagnando gli alti e i bassissimi del suo personaggio attraverso un’analisi di sé che supera i limiti di una trama che è solo un pretesto. Un funerale è un topos nella cinematografia moderna, lo scenario ideale per una recitazione corale. In Osage County il coro si fa isterico, trepidante, imprevedibile anche grazie alla presenza di due grandi attrici come la Streep e Julia Robert (la quale interpreta una delle sue tre figlie). 
Il dramma umano diventa il dramma segreto e inimmaginabile di un’apparentemente normale famiglia della country side americana alle prese con le proprie stranezze, le proprie bizzarre convinzioni, i propri inammissibili fallimenti. Diventa il dramma segreto di una donna malata di cancro e drogata di farmaci che esplode in incandescenti picchi di verità, la verità cinica che arriva dritto in faccia come uno schiaffo ben calibrato. 
Non c’è nulla di patetico e retorico in questo film di Wells, niente che porti a considerarlo come il classico drammone americano prevedibile e moralistico. Non vengono accampate pretese di realismo né l’opera strizza l’occhio al pubblico in alcun modo. Il realismo sussiste nella misura in cui una segreta storia famigliare viene portata alla luce in un adattamento cinematografico, passando per quello teatrale. È una storia come molte altre che non ambisce ad essere esaustiva delle storie di tutti ma che a differenza delle altre storie è ben raccontata. Niente è portato ad estreme esasperazioni se non il reale dramma psicologico della protagonista che grazie a Meryl Streep vive sullo schermo nella sua sconvolgente ingestibilità. 
Godetevi dunque questo psicodramma turbinante e converrete che anche questa volta Meryl Streep si è superata.

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