L’ignoranza è un cliché. Ha parlato Santanchè

Lungi dal volermi impantanare in elucubrazioni di carattere politico, che non sono peraltro pienamente pertinenti a proposito, io mi chiedo: è possibile che la pazienza anche del più insignificante degli essere umani, e per insignificante intendo irrilevante a livello sociale, politico, mondiale, debba essere messa alla prova dal diritto di parola che si dà ad un essere di così dubbia sanità mentale come la Santanchè???

Non sono mai stata buonista per posizione, il politically correct non ho mai pensato fosse un atto dovuto ma, all’indomani di una tragedia come quella che ha avuto luogo ieri in cui 700 persone hanno perso la vita, è proprio necessario che si chieda l’opinione alla Santanchè?
 
L’Italia è al collasso. Ne siamo consapevoli.
I centri di accoglienza non sono più in grado di accogliere altri migranti. Sappiamo anche questo.
 

Non c’è considerazione legittima che possa virare, in un’occasione come questa, verso espressioni tipo “affondiamo”, “tragedia del governo e non dei migranti” nè tantomeno “meglio una dichiarazione di guerra che una guerra persa”.
Non è mia intenzione dare risalto alle considerazioni di una parlamentare che per finto, studiato spirito di praticità e per sfoggio di concretismo si lascia andare a considerazioni fuori luogo e fuori tempo. Ma mi rode anche che non se ne parli dimostrando ormai un’assuefazione all’ignoranza di Stato, quella istituzionalizzata, infiltrata, radicata e infestante.

I punti qui sono due:
1. Dimostrare che tu, parlamentare S., hai superato la fase “lacrime da coccodrillo” emancipandoti ad un più alto livello di consapevolezza e concretezza non fa di te nè un nuovo modello di praticità nè tantomeno un esempio di realismo, soprattutto quando questo modello non si basa su ponderate cosiderazioni che abbiano un minimo di fondo nella realtà dei fatti.
2. La conseguente strumentalizzazione di un episodio di queste dimensioni per alimentare questo infondata passione per il gioco delle parti, ti rende soltanto l’ennesima barzelletta amara che non fa neanche più ridere.

700 morti sono un numero, impossibile da digerire che pure fa statistica nella storia del nostro paese. 
La Libia è un punto di partenza di una retta che geograficamente ha il suo punto d’arrivo sulle nostre coste. 
L’Italia non è un pezzetto di terra disegnato su una mappa di un gioco di società. E’ la lacrima amara che si rinnova ogni giorno nel cuore del Mediterraneo ma che parte da un’ Europa a cui pure apparteniamo.
Che la S. ignori le responsabilità oltre confine per legittimare soluzioni visionarie, che spero non prenderemo mai, la dice lunga sulla sua visione d’insieme e sulla lucidità che è abituata ad applicare all’esercizio del suo ruolo di parlamentare.

L’ignoranza, purtroppo, è poliedrica e sfoggia volti orripilanti. Uno di questi è l’egoismo e il vanto di una superiorità che fa guardare sempre e solo nelle proprie tasche, nelle proprie case e ai propri figli.  Il suo opposto non è certo il buonismo e la solidarietà a tutti i costi, ma di certo è il BUONSENSO.

Il diritto alla vita non conosce geografia.
Che se ne faccia una ragione la parlamentare S., la quale ancora non ha imparato ad apprezzare il diritto alla parola che pure ancora le viene garantito.

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