Le avventure di Augie March di Saul Bellow. Recensione

www.mondadoristore.itLe avventure di Augie March è un romanzo dello scrittore Saul Bellow pubblicato nel 1953.

Trama: Ambientato in una brulicante, indimenticabile Chicago degli anni venti, il romanzo segue le avventure del giovane Augie March (protagonista e io narrante), il quale, costretto ai margini della società (padre inesistente, madre cieca, fratello minore ritardato) si ingegna a sopravvivere passando da un mestiere all’altro e imbarcandosi in una serie di dubbie avventure.
Con la partenza per il Messico, spinto da un’amante che lo convince ad accompagnarla ad addestrare aquile, continua la sua picaresca avventura nel mondo; un viaggio rivelatore, fatto di mille incontri inaspettati, in cui anche le vicende belliche diventano occasione per scoprire le verità più riposte dell’esistenza umana.

Le avventure di Augie March è uno di quei romanzi che è preferibile scoprire da sè e forse è un bene che non ci sia imposto nelle letture scolastiche. Vorticoso e impegnativo, è un libro che bisogna voler leggere.

È un affascinante avventura, lunga circa 700 pagine, nella vita e nell’anima del suo personaggio, Augie March, il quale cerca di riscattarsi da una misera origine alla ricerca di un suo posto nel mondo.
Interamente raccontato in prima persona, il libro di Saul Bellow, rapisce il suo lettore accomodandolo nei panni del protagonista attraverso una narrazione serrata, densa, mai scontata.
Bravo narratore e bravissimo caratterista, Bellow dà spessore e forma all’universo in cui Augie March si muove con una maestria che non lascia nulla al caso. Ogni personaggio emerge con la sua storia personale, le sue peculiarità, le sue ambizioni.
La narrazione scorre fluida concedendosi battute d’arresto solo nei poetici lunghi brani attraverso cui entriamo davvero a contatto con Augie e rivela, per certi versi, quell’ansia dell’espressione, stessa espressione della realtà, che caratterizzerà sempre più la letteratura dell’epoca ma di cui si aveva già avuto un esempio con On the Road di Kerouac pochi anni prima.
Quello, dunque, che a prima vista sembrerebbe un classico romanzo di formazione, alla Twain o alla Dickens in realtà si distingue per essere un romanzo di introspezione in cui domina l’io del protagonista faccia a faccia con la ricerca di un suo destino.

In fondo questo è il centro focale di tutto il romanzo: il destino, la capacità di scoprirlo in una lotta continua tra il se stesso migliore e il se stesso ideale.
Augie March è alla ricerca del suo posto nel mondo in cui sentirsi se stesso senza essere sceso a compromessi con nessuno. Stanco di aderire ai progetti che gli altri fanno su di lui, si avventura nella vorticosa esplorazione delle sue possibilità con l’obiettivo di scoprire se ognuno ha per sè un destino o se forse quel che resta da fare è semplicemente cercare all’infinito.

Le citazioni che ho scelto:

“E questo è ciò che fa sempre la folla. Che è formata da questi inventori o artisti, a milioni, ciascuno dei quali tenta a modo suo di reclutare altra gente che gli faccia da spalla e l’appoggi nelle sue finzioni. I grandi capi e condottieri sono quelli che ne reclutano il maggior numero, e in ciò consiste la loro forza. C’è un’immagine che si mette in testa per guidare gli altri e può imporre la sua pretesa genuinità con maggior forza degli altri, o una voce amplificata fino a somigliare a un tuono si fa udire sopra le altre. Allora un’enorme invenzion, che è forse l’invenzione del mondo stesso, e della natura, diviene il mondo reale – con città, fabbriche, edifici pubblici, ferrovie, eserviti, dighe, prigioni e cinematografi – diviene la realtà. Ecco in che consiste la lotta dell’umanità, fare altri proseliti alla tua versione di ciò che è reale.”

“Un bilione d’anime ribollenti d’ira di fronte a un destino privo d’importanza. La realtà è fatta anche di queste intime speranza che inventa l’immaginazione. Speranze, i mali indispensabili del vaso di Pandora. L’assicurarsi un destino per cui valga la pena di soffrire. In altre parole, il desiderio d’essere colati nello stampo della vera umanità. “

“(La noia) è anche l’urlo di capacità non sfruttate, la dannazione di non prodigarsi per nessuno scopo o disegno grandioso, o di non contribuire ad alcuna forza dominante. L’obbedienza che non è accordata volontariamente perchè nessuno sa come richiederla. L’armonia che non è raggiunta. … La noia è la convinzione di non poter cambiare.”

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