Il gioco del silenzio come educazione al rispetto

Lo stato attuale del mondo – e in effetti tutto ciò che è vivente – è ammalato. Se fossi un medico e mi venisse chiesto un consiglio, direi: Create il silenzio! Conducete gli uomini al silenzio!
(Sören Kierkegaard)

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Centinaia di ragazzine di 15 anni vengono violentate ogni giorno in Italia come in tutta Europa, ancora di più legittimamente per buona pace della folle dittatura morale maschilista in India e in svariati altri luoghi sparsi come chiazze nere sul mappamondo.
Quando una ragazzina di 15 anni viene violentata, tempo poche ore, si scatena la mononeuronale reazione dei tifosi da cronaca di prima pagina ai quali sembra indispensabile pesare le tragedie con i ‘se’ e con i ‘ma’ impugnando l’arma dell’accusa verso questa o quell’altra parte. Quando una ragazzina di 15 anni viene violentata tutti inforcano l’occhialino da sociologo dell’ultima ora, salvo poi preferire una semplice incavalcata di gambe da pedagogo/psicologo/psicoterapeuta con specializzazione in “questioni del vicinato”, “mazza e pannella” e “terrore e sociopatia nei tempi moderni”.
Quando una ragazzina di 15 anni viene violentata si impiega un quarto di minuto ad immedesimarsi e il resto lo si regala alla chiacchiera da bar che non lascia certo spazio al gioco “dovuto” del silenzio che a questo punto, date le numerose imposizioni che accettiamo con il sorriso sulle labbra ogni giorno, dovremmo autoimporci, se non altro per sperimentare una forma di rispetto che va ben oltre quello che ci sforziamo di estendere al raggio del nostro naso (forse).
E’ umanamente vergognoso, senza dire inaccettabile che, quando una ragazzina di 15 anni viene violentata, si scandaglino le circostanze chiamando in causa i concetti di provocazione e corpo, scomodando una questione femminile che pensavamo (pensavamo!!!!!!) seppellita. E’ vomitevole ammettere pubblicamente e senza remore l’esistenza di aggravanti che discolpino il mostro o perlomeno attenuino il suo impulso, che nella circostanza si va a riconoscere, sottilmente, come un impulso totalmente naturale, provocato. “Cosa ci faceva una ragazzina di 15 anni fuori a mezzanotte?” non è la domanda. Infinita vergogna per chi ammette anche la lontanissima probabilità che cose del genere accadano perché ci sono ragazzine in giro a 15 anni, perché potevo esserci io che ho più del doppio della sua età e la violenza sarebbe stata terribile allo stesso modo. L’asse del buon senso non si regge sulla paura, il terrore e l’essere previdente. Non si vive in negativo.
Quando una ragazzina di 15 anni viene violentata facciamo silenzio e il molestatore chiudiamolo in un buco e buttiamo la chiave.

2 pensieri su “Il gioco del silenzio come educazione al rispetto

  1. Parole sacrosante, meglio non lo potevi dire. Aggiungo solo che ogni giorno che passa mi tormenta sempre di più il dubbio che la maggior parte delle gente si sia ormai abituata a fare commenti e illazioni solo per dare aria alla bocca, altrimenti la triste alternativa sarebbe quella di pensare ad un’espansione sempre più pericolosa e incontrollata del cinismo, dell’indifferenza, della insensibilità al dolore altrui.

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