Sclero semi-serio

L’uomo è un genio quando sta sognando.
(Akira Kurosawa)

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Non so voi ma io tifo per Jung, Gustav Jung.

Da sognatrice avezza a ricordare i sogni che faccio, mi sono sempre chiesta chi si sarebbe più divertito, Jung o Freud, nell’atto di cercare un’interpretazione ai miei sogni.

Che poi non mi cambia la vita ma è una di quelle eterne diatribe che affliggono gli intellettuali alla ricerca disperata di una parte da cui stare. E noi profani consumatori del prodotto ‘sogno’ nel frattempo scegliamo la Smorfia o la Cabala, che sì che qualcosa da guadagnare lo troviamo, non fosse altro la speranza illusoria di vincere una bella cifretta al lotto.

Che il consumismo non è solo quello dei desideri costruiti a tavolino perchè qualcuno possa costruirci un impero commerciale ad hoc, ma anche quello delle emozioni,che coinvolge il bisogno primordiale dell’uomo a rivolgersi alla magia, al mistero, al simbolo come fonti di un bene non misurabile quale è la speranza. La speranza di cambiamenti che pensiamo non dipendino da noi stessi ma da forze superiori che manipolino le cose al punto da farci cadere in piedi sulla strada più fortunata.

Ma sto divagando perché, nonostante la stimatissima Smorfia napoletana che ha visto anche il mio sguardo curioso alla ricerca di numeri magici, io comunque tifo per Jung.

Contrariamente a quanto sostiene Freud, il quale considera i sogni come prodotti psichici dell’inconscio che nascondono desideri nascosti e repressi, i quali, modificati dal lavoro onirico, prendono forma nel sogno, Jung predilige un’interpretazione più letterale che considera il sogno come un autorappresentazione spontanea della situazione attuale che acquisisce forme simboliche nel sogno. In parole poverissime se Freud sosteneva che i sogni sono desideri insoddisfatti, repressi, rimossi e riportati nel sogno in forme da decifrare, Jung ribatteva che non c’è soddisfazione di un desiderio nel sognare ma una rappresentazione del reale in forma simbolica.

Ecco io, che non ho nessuna competenza in questioni psicoanalitiche, ancor meno nella storia del metodo psicoanalitico, preferisco Jung perché mi permette ripetutamente di pensare ai miei sogni come a strambi film simbolici e surreali che vengono ogni notte girati nella mia testa.

Che se vi fermate un secondo a pensare a qualche sogno che avete fatto, non vi sembra qualche volta, di ricordarvelo come un film che avete visto soprattutto quando non eravate voi i protagonisti? E se anche foste stati voi i protagonisti, non vi sembrava di essere voi la mano che reggeva la telecamera, o ancora meglio l’occhio nell’obbiettivo?

È possibile che ci sia una forte influenza cinefila nella produzione dei miei sogni, ma chissà cosa ne avrebbe pensato Jung!

Il mio ultimo sogno sembrava una produzione con Tim Burton e i fratelli Coen alla regia. Mancavano le musiche dei Gem Boy e sarebbe stato un dramma comico surreal-pop.

Bisognerebbe inventare il registratore di sogni e avremmo una nuova forma di reality movie e il cinema non piangerebbe mai più ridondanze tematiche.

Un pensiero su “Sclero semi-serio

  1. Senza togliere nulla a Freud, anch’io tifo per Jung. Se non altro perché trovo illuminanti i suoi studi sull’inconscio collettivo, gli archetipi, il concetto di Ombra e il processo di individuazione. Beata te che ricordi i sogni, non so cosa darei per fermarli nella memoria… appena mi sveglio svaniscono nel nulla.

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