Recensione di La libertà è un passero blu di Heloneida Studart

libertapasseroblu.pngIntanto cominciamo col dire che ho cercato questo libro in più di una libreria ma alla fine, per leggerlo, ho dovuto farmelo prestare.

Edito da Marcos y Marcos, una casa editrice indipendente fondata nel 1981, La libertà è un passero blu è un romanzo della scrittrice brasiliana Heloneida Studart ed è arrivato in Italia solo dopo la scomparsa della sua autrice avvenuta nel 2007.

La Studart, alla cui morte il governatore di Rio de Janeiro impose tre giorni di bandiere a mezz’asta, è stata un personaggio importante della cultura brasiliana, attivista del Partito dei Lavoratori ed esponente di spicco del movimento femminista.

Nel suo romanzo infatti, pubblicato nel 2004 col titolo originale di O Pardal é um Pàssaro Azul, sono le donne a fare da cardini di una narrazione delicatissima che vorticosamente parte e ritorna alla matrona Donna Menina Carvalhais Medeiros. Madri, sorelle, zie, figlie i cui destini sono saldamente intrecciati alla solidità di una morale scaramantica e di un potere che impone il mantenimento di un’immagine rispettabile e dignitosa.

Gli uomini, che in questa storia sono presenti come margini e appendici dell’universo delle donne, aderiscono a ruoli che sembrano disegnati proprio nell’ottica di questa economia femminile in cui tutto ha un suo ordine da cui non si può prescindere.

La libertà è un passero blu è un libro introspettivo, dalla trama asciutta ma appassionata che procede in equilibrio attraverso gli occhi di uno dei suoi personaggi, la narratrice, Marina.

Totalmente impregnato di quelle atmosfere latinoamericane che tanto caratterizzano un modo di fare letteratura capace di arricchirsi della sua stessa provenienza, il romanzo della Studart avvolge il lettore con una prosa che si affaccia a tonalità poetiche nitide, in un connubio di narrazione e sentimento che nulla toglie alle meravigliose descrizioni.

Gusci d’uovo infilzati in bastoncini di legno, malocchi che fanno morire gatti e appassire fiori, superstizioni e credenze popolari si mescolano al fervore della fede che fa temere il diavolo e affida alla chiusura dei conventi la punizione delle anime dannate.

Il romanzo di Heloneida Studart è una storia d’amore, di un amore cieco e testardo, pudico di una pudicizia interessata, ma appassionato. E’ la storia di un amore che non conosce regole e disprezza il pregiudizio. Che conosce la condanna e accetta la sua universalità.

Il tema del sesso scorre come un ruscello leggero senza slanci nel corso di tutta la narrazione, prendendosi la sua parte in questa storia di donne abituate ad essere nemiche del loro corpo e innamorate dell’idea della libertà. Di quel passero blu.

Citazione:

“Dalva arrivò, in taxi, prima che il Reverendissimo salisse sul palco. «Alla fine sono arrivata in tempo per l’apoteosi» disse. Veniva da Jaçanã. Il neo in mezzo al suo viso – una lacrima scura che si era dimenticata di scorrere – sulla pelle abbronzata sembrava più marcato. A quindici anni, aveva paura di diventare un gigante, ma ora aveva piena coscienza della sua bellezza di donna robusta, gagliarda. Non ero più gelosa di lei, poiché sapevo che non era responsabile del disamore di mia madre verso di me. Per anni mi ero rifiutata di accettare il fatto che la mia vera madre fosse la mia nutrice Meméia, stregona meticcia. Avev lottato con tutte le forze per conquistare l’affetto di mia madre, bionda dai capelli lunghi e gli occhi azzurri. Sognavo il giorno cui si sarebbe rivolta a me con il viso pieno di tenerezza animale – come quello della mucca verso il suo vitello, della cagna verso il suo cucciolo.”

(pag.31)

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