Carol. Il film di Todd Haynes. Recensione

50585.jpgUscito nelle sale italiane il 5 gennaio, è già da un po’ di tempo che il film Carol solleva la curiosità generale. Probabilmente, nell’ultimo giro di fine anno e inizio anno nuovo, era fra i grandi attesi, complici il cast capeggiato dalla bravissima Cate Blanchett e il tema dell’amore lesbo, che arriva nei più importanti festival internazionali grazie all’adattamento cinematografico diretto da Todd Haynes.

Tratto dal romanzo del 1952 di Patricia Highsmith (la mia recensione del romanzo), Carol è scivolato dalle pagine della sua scrittrice sul grande schermo grazie alla penna della sceneggiatrice Phyllis Nagy, la quale era 15 anni che cercava di portare al cinema la storia della Highsmith, da lei personalmente conosciuta.

Il film di Haynes riesce a manetenere intatto il tocco delicato della penna della Highsmith per poi spingersi però, a differenza del romanzo e grazie all’uso del mezzo cinematografico, nel territorio della carnalità, molto meno tangibile nelle pagine del romanzo. Nell’adattamento cinematografico infatti si è scelto di inserire una scena di sesso tra le due protagoniste, interpretate da Cate Blanchett e Rooney Mara, che riporta l’intera storia alla tangibilità e alla concretezza del suo contesto. Eh si, perchè Carol è una storia d’amore, ma è una storia di amore lesbo ambientata negli anni 50, quando un marito poteva chiedere l’affido esclusivo del proprio figlio adducendo l’accusa di immoralità.

A differenza di altri film sull’omosessualità – penso ad uno su tutti I segreti di Brokeback Mountain- Carol non si presenta come un film di denuncia o come un film di rottura. Non vuole rompere la tradizione o scandalizzare, né vuole godere dell’esclusività dell’argomento “amore lesbo”.

Carol è un film lirico che vuole in qualche modo omaggiare un tipo di narrazione, a suo tempo controcorrente, che nacque nel clima asfissiante e chiuso della società anni 50.

Cate Blanchett nel ruolo di Carol ricalca alla perfezione il carattere disegnato dalla Highsmith, a metà tra una femminilità tradizionale e completa ed una onestà ed una modernità che sa guardare in faccia solo a se stessa.

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Non di meno l’attrice Rooney Mara (The Scial Network, Millenium, Her). Bellissima di una bellezza classica e retrò che si fa fatica a credere che non sia davvero vissuta negli anni 50.

Massimo pregio di tutto il lungometraggio è la fotografia e l’intero lavoro di adattamento che si è avvalso dell’utilizzo del formato Super 16mm allo scopo di ottenere un effetto simile al 35mm.

Dai costumi agli arredi, ogni particolare è stato curato con minuzia, prestando particolare attenzione ai cromatismi capaci di comunicare all’occhio dello spettatore il clima tipico di quegli anni.

Tirate le somme, Carol è un film che resta un romanzo anche sul grande schermo, capace di trasformare in forza le debolezze del romanzo senza pretese di voler dire niente di più di quello che gli stessi protagonisti vivono.

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