Le vergini suicide – Jeffrey Eugenides

BOOK #2 (LETTURE 2018)

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Le vergini suicide è il primo romanzo, pubblicato nel 1993, dello scrittore statunitense Jeffrey Eugenides.
In realtà, questo libro era nella mia wishing list da tempo immemorabile. Avevo visto l’adattamento cinematografico ad opera di Sofia Coppola dal titolo “Il giardino delle vergini suicide” (con una giovanissima Kirsten Dunst ) quando ero all’ultimo anno del liceo, quindi più di 15 anni fa.
A distanza di molti anni, mi sono perdutamente innamorata della penna di Eugenides leggendo il suo secondo romanzo, Middlesex (clicca qui per la recensione) e poi l’ultimo, La trama del matrimonio.
E dal momento che questo anno da lettrice era iniziato all’insegna dei ‘recuperi’ e dei ‘riscatti’, ho deciso di mettermi in pari divorando il primo romanzo dello stesso autore.
Ancor prima di inoltrarmi nella lettura, ho trovato che il titolo del romanzo fosse troppo lapidario per rivelarsi quello che sembrava, supposizione confermata durante la lettura che ha svelato sin da subito un’ambiguità che a ben vedere parte proprio dal titolo.
Lontano da ogni connotazione di genere, vi svelo subito che non si tratta di un giallo, e che la verginità non è una peculiarità dei personaggi.
In realtà la scrittura di Eugenides, che trovo brillante, scorrevole, molto calibrata e appassionata entra come dallo spioncino di una serratura nel dramma intimo della famiglia Lisbon nella provincia americana degli anni 70.
Il segno narrativo di questa opera prima, il suo valore intrinseco, riposa su una costante e poco “invadente” distinzione tra ‘loro’ e il resto del mondo, della quale si fa portavoce un io narrativo collettivo costituito da un gruppo di ragazzini del liceo accomunati dalla curiosità, dall’infatuazione e dall’interesse per le cinque sorelle Lisbon.
Attraverso questo gruppo di adolescenti americani, Eugenides entra in punta di piedi, sempre restando quasi sull’uscio, nella vita misteriosa delle sorelle, tutte accomunate dall’unico destino di suicidarsi nel corso dell’anno.
E’ a questi compagni di scuola e vicini di casa che lo scrittore affida il privilegio di avere accesso, seppur temporaneamente, nel morboso, astruso universo della famiglia Lisbon.
Nonostante l’insondabilità della vicenda, non trovo che l’originalità della prima opera di Jeffrey Eugenides risieda nella trama, che risulta essere a mio avviso poco risolutiva, ma nella narrazione che, come nei successivi due romanzi, non si perde nelle caratterizzazioni di genere ma riesce ad essere perfettamente bilanciata.
Lo scrittore sorpassa le definizioni di genere, superandone anche i limiti e sconfina in un tipo di letteratura che, a mio parere, gode della forza dei contrasti.
Si pensi al contrasto tra la spensieratezza del gruppo di amici occupati a scoprire i primi amori e le gioie dell’adolescenza e la segretezza delle cinque sorelle Lisbon costrette a vivere recluse da una madre rigida, fredda e quasi insensibile.
Ciò che contraddistingue le cinque sorelle Lisbon di Eugenides da qualsiasi altro gruppo di adolescenti della letteratura americana è il dondolìo continuo tra una loro raffigurazione retorica come semplici adolescenti e il velo di esoterismo e misticismo che le ricopre nella loro identificazione nel gruppo. Sembra ci sia una linea sottilissima tra il credere che si tratti di una critica al iperprotettività genitoriale (che arriva a estreme conseguenze) e il credere che invece Eugenides ci stia raccontando di cinque anime sottilissime intrappolate nel corpo di cinque adolescenti appesantite dai loro rispettivi sogni e liberate solo dalla pianificazione del loro stesso suicidio.
Il tema del suicidio, altro punto per Eugenides, non schiaccia mai il romanzo sotto il peso del suo significato ma acquisisce la naturalezza del suo esistere, l’ovvia conclusione dei fatti.
Se non avete ancora visto il film, vi consiglio (ovviamente!) di leggere prima il romanzo.

Un pensiero su “Le vergini suicide – Jeffrey Eugenides

  1. Se la scrittura è brillante e nello stesso tempo ben calibrata, la prospettiva mi sembra davvero ottima 😉 Bella la tua descrizione, mi interessa molto la particolarità di quel “contrasto” che hai messo così bene in evidenza. Certamente lo leggerò, non so quando ma lo leggerò 🙂

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