(Book) Suite francese – Irene Nemirovsky

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Suite francese è l’opera postuma di Irene Nemirovsky pubblicata in Francia solo nel 2004 ma concepita dalla sua scrittrice fra il 1941 e il 1942, nei due anni precedenti al suo arresto e alla sua deportazione nel campo di concentramento di Birkenau, dove trovò la morte nell’agosto del 1942.

La fama di quella che l’autrice aveva progettato come una sinfonia in cinque parti, ispirandosi alla Quinta sinfonia di Beethoven, non è esclusivamente legata all’ambizione del progetto, alla ricchezza dei contenuti e alla maestria della Nemirovsky ma soprattutto alle vicende storiche che fanno da sfondo alla stesura di questo romanzo, l’assedio tedesco e il tracollo della Francia.

Di fatto si tratta di un’opera incompiuta. Irene Nemirovsky, la quale ebbe il tempo di scrivere solo le prime due parti, Temporale di giugno e Dolce, aveva in germe altre tre parti, Captivitè (della quale delinea le linee principali nel suo diario), Bataille e La paix.

In Temporale di giugno la scrittrice stende in quadri singoli la narrazione del grande esodo dei francesi durante l’assedio tedesco della Francia mentre in Dolce racconta dell’arrivo dei tedeschi, del loro acquartieramento nella piccola città di Bussy e delle vicende che legano la sorte di questi soldati a quella dei cittadini della periferia est di Parigi.

Le successive tre parti furono solotanto abbozzate dalla scrittrice come si evince dagli appunti presenti nel manoscritto. Come era sua abitudine, cominciò la sua impresa stendendo una serie di osservazioni sulla situazione della Francia, sui personaggi che aveva in mente, restando sempre consapevole del fatto di non avere molto tempo e allo stesso tempo determinata a realizzare un’opera che fosse grandiosa e ben fondata.

Per capire fino in fondo cos’è Suite francese occorre però conoscere la sua scrittrice.


Irene Nemirovsky era una scrittrice francese di origini ebraiche nata a Kiev nel 1903 da Leon Nemirovsky, importante banchiere russo e da Faiga Nemirovsky. Allevata da una balia, Irene già dalla tenera età era in grado di parlare russo, polacco, inglese, basco, finladese, yiddish e il francese, che aveva imparato dalla sua governante. In seguito allo scoppio della Rivoluzione di Ottobre e all’incalzare dei bolscevichi, Leon Nemirovsky organizzò la fuga in Finlandia dove la scrittrice ebbe un breve periodo di serenità, e poi in Svezia. Nel 1919 la famiglia si trasferice in Francia dove Irene si laurea e si afferma come scrittrice stimata. Nel 1926 convola a nozze con Michel Epstein, ingegnere di San Pietroburgo che lavora in Francia come procuratore di banca. Nel 1929 diventa mamma per la prima volta e una seconda volta nel 1937. In seguito all’esplosione di un violento antisemitismo e sullo sfondo della guerra, nel 1939 la Nemirovsky decide di battezzarsi insieme alle sue figlie. Alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, la scrittrice e suo marito decidono di affidare le bambine alle cure della bambinaia e di sua madre collocandole a Issy. Insieme tornano a Parigi dove vivranno fino al loro arresto, in quanto stranieri ed ebrei, avvenuto rispettivamente a luglio e settembre 1942.

Gli ultimi anni di vita di Irene Nemirovsky furono dunque gli anni della guerra, della persecuzione ma anche di una vivace attività letteraria che vedono la scrittrice non solo determinata a perseguire il suo obiettivo di una grande opera corale ma anche affannata da una sorta di corsa contro il tempo. Nel suo diario, alla data 3 luglio 1942, quindi pochi giorni prima di essere arrestata e poi deportata, Irene scrive:

“Decisamente [disperata], e a meno che le cose non perdurino e non si complichino nel frattempo! Ma che almeno tutto finisca, bene o male!”.

 Quello che affascina di Suite francese non è solo il parallelismo delle vicende narrate con lo svolgimento dei fatti storici, una sorta di realismo che la scrittrice persegue volutamente in corso d’opera, ma anche la precisa progettualità che emerge dalle pagine di appunti della scrittrice. L’idea di una sinfonia accomuna tutto l’impianto dell’opera. Irene scrive:

“Cominciare a preoccuparmi della forma che avrà questo romanzo una volta terminato! […] La forma, dunque….ma dovrei dire piuttosto il ritmo.” 

Dalle sue pagine si evince un’unica grande preoccupazione, quella di far scorrere le 1000 pagine che si era prefissata come un grande movimento di folla dove il destino collettivo e quello individuale entrano in lotta. C’è un continuo interrogarsi sullo sviluppo dei personaggi come se la scrittrice fosse occupata a far si che i destini individuali non risultassero sfocati rispetto all’imponente vicenda storica. Irene sottolinea come il tempo che è riservato a noi è più lungo di quello riservato alla crisi. 

Costante sembra anche l’idea di un’opera che sia allo stesso tempo lascito per i posteri. Alla data del 2 giugno 1942 leggiamo:

Non dimenticare mai che la guerra finirà e che tutta la parte torica sbiadirà. Cercare di mettere insieme il maggior numero di cose, di argomenti….che possano interessare la gente nel 1952 o nel 2052.”

C’è una vibrazione particolare in questo romanzo, che lo attraversa tutto e lascia sospesi su un finale irrisolto. E’ la storia stessa del romanzo che non è possibile accantonare in un angolo come se fosse un particolare di poco conto. Suite francese è la sua scrittrice. E’ il destino della sua scrittrice. E’ la sua destinazione ed è il lascito più prezioso perché testimonia l’ultimo slancio di vita prima di soccombere all’irrazionalità delle leggi razziali.

Tra le pagine della Nemirovsky non c’è sovrabbondanza descrittiva se non a favore della narrazione. Non si percepisce alcuna volontà di elevare un’idea e abbatterne un’altra. Domina un realismo che vuole essere onesto, equilibrato e, appunto, ‘ritmato’. La scrittrice è viva nella famiglia Pericand, in Corte e nei Michaud. E’ presente in ognuno dei suoi personaggi in egual misura. E’ presente nei soldati tedeschi che fanno ronda a Bussy e negli sfollati in fuga da Parigi. Non c’è una coincidenza identitaria tra la scrittrice ebrea e certa parte dei personaggi.

E’ questo che ritengo più apprezzabile di questo romanzo così commovente. Non c’è violenza, denuncia o cattiveria. A prevalere è una lucidità, che come emerge anche dalle pagine di diario, è la lucidità di una donna forte che è nata per raccontare e che sa raccontare le persone anche quando queste sono avvilupate dalla disperazione della guerra.

Nel 2015 il regista Saul Dibb ha realizzato l’adattamento cinematografico del romanzo della Nemirovsky. Traovate qui la recensione.

3 pensieri su “(Book) Suite francese – Irene Nemirovsky

    1. Suite francese mi aspettava da parecchio. Questo 2018 ho voluto iniziarlo all’insegna di letture che avevo rimandato. E devo dire che ho letteralmente divorato la Nemirovsky e che ho apprezzato il romanzo anche alla luce della storia della scrittrice. Te lo consiglio!

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