(Film) Suite francese di Saul Dibb

120x160_suite_francaise_hdDATA USCITA: 

GENERE: Drammatico, Sentimentale, Guerra

ANNO: 2015

REGIA: Saul Dibb

ATTORI: Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Matthias Schoenaerts, Sam Riley, Margot Robbie, Ruth Wilson, Lambert Wilson, Eileen Atkins, Harriet Walter, Tom Schilling

PAESE: Francia, Gran Bretagna, Canada

DURATA: 107 Min

DISTRIBUZIONE: Videa


Trama

Il film inizia durante la caduta della Francia sotto la Germania nel giugno del 1940 con l’esodo da Parigi. La sconcertata popolazione della città di Bussy si sta preparando all’arrivo di un battaglione tedesco che vivrà nelle loro case. Lucile Angellier (Michelle Williams), lei stessa una rifugiata Parigina, vive con l’austera suocera, Madame Angellier (Kristin Scott Thomas), mentre il marito è stato fatto prigioniero. 
Il giovane ufficiale tedesco, Bruno von Falk (Matthias Schoenaerts) viene alloggiato presso di loro. Lucile gradualmente “si risveglia” e inizia a esplorare sentimenti che la turbano e che aveva sepolto durante il suo infelice matrimonio. Inizia ad innamorarsi di Bruno e quindi a lottare con i sentimenti verso il suo paese per sentirsi infine disillusa. Sullo sfondo del villaggio si osserva come ogni personaggio vive e affronta l’occupazione tedesca. È una reazione che viene determinata dalla classe di appartenenza. Il Visconte (Lambert Wilson) e la Viscontessa Montmort (Harriet Walter) fanno affari con i tedeschi in cambio di un trattamento di favore, mentre Benoit (Sam Riley), un contadino che ha affittato la loro terra, reagisce diventando membro della Resistenza. Il modo in cui gli abitanti del villaggio reagiscono è determinato anche dal sesso; i comportamenti della moglie di Benoit Madeleine (Ruth Wilson), di Celine(Margot Robbie) e di Lucile nei confronti dei soldati sono molto diversi.



Recensione

I riadattamenti cinematografici di opere letterarie sono sempre imprese ardue. Quando poi il testo da riadattare è il romanzo incompleto di una scrittrice come Irene Nemirovsky le cose si complicano. Arrestata e deportata in un campo di concentramento mentre era ancora alle prese con la seconda parte di quella che aveva pianificato come una grande saga in cinque parti, la Nemirovsky ha lasciato un manoscritto che se da un lato rivela tutta la sua incompletezza, dall’altro manifesta tutta la sua preziosità dovuta a questa stessa incompletezza. Fu scritto di nascosto durante l’occupazione nazista della Francia e restituisce uno sguardo diretto dell’esperienza della guerra e dell’occupazione tedesca. Se volete sapere qualcosa in più sul romanzo potete leggere la recensione.

La regia di Saul Dibb si cimenta in particolar modo con il riadattamento della seconda parte del romanzo, intitolata Dolce, limitandosi ad inserire l’esodo dei profughi parigini, raccontato dalla scrittrice nella prima parte, all’interno di questo adattamento.

La pellicola si contraddistingue subito per essere un quadro a tinte tenui della vita rurale francese sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. Un mondo fatto di uomini, ma soprattutto di donne, madri, mogli, sorelle dei soldati francesi uccisi o catturati durante la guerra.

A differenza del romanzo che tra i suoi maggior pregi ha quello di essere sfaccettato, minuzioso nelle descrizioni e complesso nella costruzione, il film di Dibb manifesta sin da subito una scelta precisa, quella di porre al centro delle vicende il personaggio di Lucile, laddove nel romanzo si riscontra un maggiore equilibrio tra le parti. La pellicola. a mio avviso, raffigura invece che raccontare, e sceglie soluzioni di comodo per non stravolgere troppo il romanzo e per rendere, allo stesso tempo, la pellicola più “gustosa”.

In primis la scelta di Michelle Williams nei panni di Lucille già di per sè focalizza l’attenzione del pubblico. Il rapporto con l’ufficiale tedesco ammicca dal primo istante ad un desiderio represso che nel libro non è presente. Persino la scena di sesso che il regista ha inserito, probabilmente per dare una misura all’attrazione tra i due personaggi, fa pendere lo stile della pellicola verso una direzione opposta a quella evidente nel romanzo.

Il romanzo della Nemirovsky pullula vita e racconta, tra le altre cose, l’integrità di una donna che fatica a reprimere la donna dentro di sè incarnando il ruolo rigido della sposa desolata che attende lo sposo partito per amor di patria. Racconta l’occupazione francese persino dal punto di vista del nemico, che non è solo soldato ma è anche uomo.

La pellicola di Dibb invece calca la mano sul risvolto romantico del romanzo, sbiadendo in qualche modo le caratterizzazioni dei personaggi, la dualità tra passioni e restistenza e lo scenario della guerra, esagerando passaggi appena accennati dalla scrittice, lavorando dunque a servizio di una narrazione che vuole ingraziarsi il grande pubblico. Non a caso il film è stato pubblicizzato come “una delle più grandi storie d’amore mai raccontate”. D’altronde il cinema ha dimostrato come le storie d’amore ai tempi di guerra sono un grande classico (Pearl Harbor, Il paziente inglese, Casablanca, Closing the ring, Espiazione e chi più ne ha più ne metta)!!! Tanto valeva per Dibb ripercorrere la strada già percorsa e puntare su quello!

L’ambientazione scelta dal regista è forse uno dei pochi punti a favore di questa pellicola. Il film infatti è stato girato in un paesino nei pressi di Waterloo rimasto intatto dall’epoca. Gli edifici, le case, le ville, i poderi restituiscono le atmosfere degli anni 40, così come anche gli interni e i costumi. Ma questo non basta a rendere onore ad un romanzo che più che opera di finzione è la toccante eredità di una delle milioni di persone la cui vita fu stroncata dalla follia nazista.

Sebbene il film risulti scorrevole e, in qualche modo, “piacevole”, non regge il paragone con il manoscritto da cui è tratto, manoscritto che viene mostrato in coda al film come sfondo per i titoli di coda.

Se avete letto il romanzo e sperate di goderne di una sua versione sullo schermo non illudetevi di emozionarvi allo stesso modo. Se il romanzo invece non lo avete ancora letto, fatelo subito.

 

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