[Film] Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. 4 candidature agli Oscar per il regista palermitano

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DATA USCITA: 25 gennaio 2018
GENERE: Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2017
REGIA: Luca Guadagnino
ATTORI: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois
PAESE: Italia, Francia, Brasile, USA
DURATA: 130 Min
DISTRIBUZIONE: Warner Bros

TRAMA: Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettene italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo.


Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, Call me by your name concorre all’ultima cerimonia degli Oscar in ben quattro categorie: miglior film, miglior attore a Timotheè Chamelet, miglior sceneggiatura non originale e migliore canzone.

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Guadagnino ha definito il suo film “un omaggio ai padri” riferendosi sia al padre che ai suoi quattro padri cinematografici, Renoir, Rivette, Rohmer e Bertolucci.

Di quest’ultimo si avverte in modo particolare l’influenza che trapela da una certa atmosfera alla Stealing Beauty (Io ballo da sola, 1996). Il clima godereccio della famiglia americana in villeggiatura in Italia richiama immediatamente alla memoria l’ambientazione del film del 1996, così come anche le location, i dialoghi infiammati intorno alla politica e quella piscina in pietra che più che un omaggio sembra proprio una citazione del capolavoro di Bertolucci con la giovanissima Liv Tyler e Jeremy Irons.

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Stealing Beauty
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Nel suo film, il regista di Melissa P. si approccia al tema dell’amore omosessuale in modo inconsueto filtrando la parabola amorosa del giovane Elio attraverso la lente della naturalezza, del timore e soprattutto del desiderio, sfuggendo da ogni tipo di retorica di genere. A contribuire all’indirizzo di stile di Guadagnino è il candore e la disinvoltura con cui qui si rappresenta l’amore, un amore che è più desiderio e scoperta che altro ma che diventa il vero protagonista di tutto il film.

Il regista non utilizza contesti formali per ambientare la sua storia, ma sceglie di centralizzare l’attenzione dello spettatore su Elio (Timotheè Chamelet) il quale non è mai caratterizzato per contrasto e non è mai definito alla luce di allusioni a pregiudizi. Elio vive in un ambiente fecondo, culturalmente e intellettualmente. Ha due genitori comprensivi e molto intuitivi che nella sceneggiatura di Guadagnino non fanno mai da controparte. Ed è anche per questo che, al di là della tensione propria del protagonista che vive la sua parabola amorosa e sessuale, non coesistono dinamiche di ostilità alcune.

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Lo stesso Guadagnino ha dichiarato di aver volutamente evitato il cliché dell’intromissione di una terza parte, inutile a suo dire nella definizione di una storia di formazione.

Non voglio sembrare pomposo o superbo, ma sarò onesto nel dire che sono sempre stato respinto da questo tipo di storie al cinema [….]. Allora ho cercato di vedere film che non rappresentassero questi stereotipi. Il primo è stato Gioventù bruciata con James Dean, ma quello a me più caro è stato Ai nostri amori di Maurice Pialat. La forza di quel film, e di tutto il cinema di Pialat, èdi evitare le trappole della narrazione e arrivare al cuore dei personaggi, lasciandoli vivere la carne e le ossa e il sangue e i fluidi biologici della loro vita.

Un discorso a parte va fatto per l’ambientazione negli anni 80. Precisamente nel 1983.

I viraggi, certi omaggi resi al cinema di quegli anni per mezzo di una fotografia intensa e pensata piegano la storia verso una piega malinconica, nostalgica e molto retro. Gli autobus, le insegne, le auto, tutto è curato nei minimi dettagli nelle molte scene d’esterni.

La bellezza di Call me by your name, che si distanzia da tutti gli altri film in concorso per una poesia che è propria delle cose vissute, degli amori consumati, dei pomeriggi d’estate in cui sudati si corre al lago, non è merito solo della passione con cui Luca Guadagnino ha curato questo adattamento ma anche della estrema semplicità della storia che il regista ha reso ancora più secca nella sua trasposizione. Il libro infatti è narrato in prima persona e racconta la vicenda a ritroso dove invece Guadagnino sceglie di conferire maggiore forza ed efficacia ambientando la storia nel presente.

Una menzione particolare va a Michael Stuhlbarg, che nel caso non si fosse capito, è per me il grande trionfatore di questi Oscar. Il discorso finale a suo figlio Elio vale tutta la grandezza del suo ruolo nel film.

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Consiglio la visione in lingua che permette di godere in modo pieno di un’altra caratteristica peculiare di questo bel film di Guadagnino, la compresenza di più lingue. I personaggi infatti saltano dall’italiano all’inglese, passando per il francese con qualche accenno al tedesco quando la madre di Elio legge dei passi di un libro, in una babele culturale interessante e coinvolgente.

Probabilmente Chiamami col tuo nome non vincerà il premio più ambito ma ha un grande pregio. Parla dell’amore in un modo nuovo, senza pretese di natura sociale, portando sul grande schermo con uno sguardo lirico e incontaminato il valore universale del desiderio.

 

 

 

 

2 pensieri su “[Film] Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. 4 candidature agli Oscar per il regista palermitano

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