[Book] Manifesto per chi muore di Domenic Stansberry #recensione #readingchallenge #noir

9788876414671_0_200_315_75.jpgAUTORE: Domenic Stansberry

 

GENERE: Noir

TRADUTTORE: Claudia Valeria Letizia

EDITORE: E/O

ANNO: 2001
PAGINE: 184

 

TRAMA: Jim Thompson, sceneggiatore di Stanley Kubrick, maledetto tra i più maledetti scrittori hard-boiled americani, leggenda degli appassionati del genere noir, è il protagonista di questo romanzo asciutto e implacabile.
Un produttore di second’ordine gli chiede di scrivere il soggetto per un film sull’omicidio di un attricetta. Thompson, senza più soldi nè fama, alcolizzato, accetta, ma si accorge ben presto che sta scrivendo la trama di un vero omicidio.
Ambientato nella Hollywood dei perdenti, dove individui spezzati e sogni infranti vagano tra le penombre deli american-bar e gli interminabili viali di palme, questo romanzo conferma la crudele vitalità del genere noir, la capacità unica che possiede di denunciare un mondo fondato su denaro e falsi sogni


 

Ero scettica quando ho cominciato a leggerlo. E sono rimasta scettica fin qui. Tanto da non riuscire a scrivere nemmeno una vera e propria recensione.

Manifesto per chi muore per me è un grande NO. Mi è sembrato un libro forzato, ripetitivo, scontato e pieno di cliché. Non c’é niente che mi abbia appassionata. Nemmeno lo stile che si appoggia su una serie di luoghi comuni e immagini ridondanti che non conferiscono il minimo spessore alla storia.

Ho trovato un continuo avvicendarsi di schemi descrittivi che danno alla trama una schematicità priva di suspense. Ogni personaggio viene definito prima attraverso il suo aspetto fisico e poi attraverso il suo ruolo, non lasciando il minimo respiro al lettore che si trova tutto spiattellato sulla pagina. Anche l’io narrativo è confuso e poco definito. Un momento prima si è nei panni del protagonista e un attimo dopo, senza continuità di causa, uscito di scena quest’ultimo, si continua a restare zavorrati a episodi irrilevanti.

La mancata ricchezze di sfumature linguistiche mi costringe a parlare di questo libro come di un libro noioso, pesante, poco fluido e forzato.

 

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