[Poesie e altre storie] Delmira Agustini. Una delle più grandi poetesse e femministe sudamericane del XX secolo. Uccisa da suo marito a 27 anni.

 

Oggi voglio scrivere di una poetessa sudamericana. Una poetessa di cui non avevo mai sentito parlare ma che, nelle mie ricerche senza fine, è spuntata fuori come un urlo nel silenzio. Si chiamava Delmira Agustini.

Il calice dell’amore

Inebriamoci, uniti nell’insigne calice!

Raro liquore in offerta alle nostre anime,

rivelino le mie rose la règia frescura

all’ombra indelebile dei tuoi palmi!

Fosti tu, nella silente tomba delle ore,

a destare la mia anima assopita;

a te il primo sangue della mia vita

nelle coppe di luce delle mie aurore!

Ah! La tua voce, vino a ornare d’oro

i miei tenebrosi silenzi; tu rompesti

il gran filo di perle del mio pianto,

all’alba dischiudesti il mio orizzonte.
Per te, nel mio levante oscuro, l’aurora

distese il rosato fremito del suo tùlle;

tanto che ora, nelle ombre della vita,

spalanco l’anima come un cielo azzurro.

Ah, mi sento aprire come una rosa!

Vieni a suggere i miei regali mieli:

sono, dell’amor, la coppa sfarzosa

che si poserà tra le tue mani divine.

Il calice innalza il suo splendor di fiamma…

Che sortilegio nelle tue mani sarebbe!

La sua misteriosa delicatezza reclama

dita di fantasia e labbra di armonia.

Prendilo, che nella gloria s’indori

l’idillio di luce delle nostre anime;

le rose della mia aurora si velano

all’ombra indelebile dei tuoi palmi!

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Delmira Agustini è nata a Montevideo , in Uruguay nel 1886. Suo padre era un uruguaiano di origini francesi, sua madre invece era nata in Argentina e discendeva da immigrati francesi e tedeschi.

Appartenente alla classe media uruguaiana, la famiglia Agustini provvide a dare alla loro seconda figlia un’educazione di tutto rispetto. Delmira cominciò a scrivere poesie molto presto e pubblicò la sua prima raccolta di poesie, El libro blanco, nel 1907, a 20 anni. Fu un grande successo che le permise di entrare in contatto con i più grandi poeti del tempo.

Del 1910 è il libro Cantos de la manana e del 1913 il suo ultimo lavoro, Los calices vacios.

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Nell’agosto del 1913 Delmira sposò Enrique Job Reyes, e le fonti riportano che il loro matrimonio durò pochissimo, nemmeno un mese. Delmira infatti tornò presto nella casa dei suoi genitori a causa delle minacce e la “volgarità” del marito. Quello che si sa per certo è che i due, prima di sposarsi, intrattenero una lunga relazione epistolare. Delmira fu la prima donna a fare uso di una nuova legge sul divorzio che consentiva alle donne di chiederlo senza il consenso del marito.

Nonostante la loro separazione i due continuarono a vedersi come amanti e nel giugno del 1914 Reyes la sparò con due colpi di pistola per poi suicidarsi.

E’ stata considerata una delle poetesse e femministe più importanti del XX secolo. In realtà la sua vicenda personale, il suo profilo letterario e la sua fama di femminista sono alcuni dei molteplici aspetti che definirono la sua singolarità.

Enrico Pietrangeli ha scritto di lei:

La sua è una vita scissa, una dicotomia tra una condotta irreprensibile e l’altro aspetto, quello innovativo ed inquietante, fatto di celebrazione erotica nella poesia; un dualismo che si riscontra nell’intimo, in pulsioni condivise e osteggiate tra corpo ed anima e nelle quali si ritrova impigliata senza trovare un equilibrio. La sua è un’esistenza dissociata nella poesia, una poesia pregna d’immagini che riflettono contraddizioni: domina una costante lotta interiore, si vive in una ragione opposta al sentimento, in un piacere tanto estatico quanto carnale ma mai disgiunto dal dolore. “Riposa del suo fuoco, si purifica della sua fiamma” sono le parole con cui la salutò Alfonsina Storni, allora ventiduenne, in occasione della sua morte. “Preferirei quasi che non scrivesse” è un significativo commento, o strano presagio che si voglia, attribuito alla madre.

Delmira Agustini di Giancarlo Rocchetta

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