[Book] La sovrana lettrice di Alan Bennett

La sovrana lettrice è un libricino del 2007 di Alan Bennett il cui titolo originale è The Uncommon Reader.

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Il titolo originale perde molto della sua connotazione nella traduzione italiana.

Il termine ‘uncommon’, in tale contesto, acquista un gran numero di sfumature. Come contrario di ‘common’, farebbe riferimento ad un lettore che legge per diletto e non per ragioni di studio. Innegabile è il riferimento al The Common Reader di Virginia Woolf, una raccolta di saggi del 1925, il cui titolo è preso da una citazione di Samuel Johnson: “I rejoice to concur with the common reader; for by the common sense of readers, uncorrupted by literary prejudices, after all the refinements of subtilty and the dogmatism of learning, must be generally decided all claims to poetical honours.” (Mi compiaccio di concordare con il lettore comune; poiché è dal senso comune dei lettori, incorrotto dai pregiudizi letterari, che – dopo tutti i raffinamenti della sottigliezza e del dogmatismo della conoscenza – deve essere infine decisa ogni acclamazione di poetici onori”).

Il lettore comune, come si intende, è diverso dai critici e legge senza pregiudizi ma per il gusto di crearsi un’idea delle persone e del mondo.

Tenuto conto di questo, si consideri anche che il termine common, da cui commoner, è riferibile a tutto ciò che non è reale o nobile.

Date queste premesse si può notare come sin dal titolo Alan Bennett abbia voluto dare un’impronta precisa a questo piccolo libretto che si legge in fretta.

La protagonista, la regina Elisabetta II, si scopre improvvisamente un’avida lettrice e dunque diventa un uncommon reader, quella lettrice non comune, intesa sia nell’accezione di lettrice regale, ma anche nella corrispondenza al suo contrario, cioè una lettrice non comune, cioè spinta da una necessità, che qui non è una necessità scientifica ma personale. La regina Elisabetta, nel romanzo breve di Bennett, si rende conto di essere stata sempre in un certo modo distante, troppo dedita al dovere e poco al piacere. Quindi a ben vedere, in forma comica, e anche un poco sarcastica, Alan Bennett disegna un ipotetico, immaginario percorso epifanico della regina, la quale dalla sua quasi inespressiva altezza reale, scende volontariamente ad una “bassezza”, che è la bassezza del piacere, del gusto di prendersi del tempo, di essere ritardatari.

Attraverso la letteratura, la regina torna in contatto con il concetto di uguaglianza, che non le appartiene, essendo lei al di sopra di ogni suo suddito.

“L’attrattiva della letteratura, riflettè, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore valeva l’altro e lei non faceva eccezione”.

I libri diventano gli strumenti attraverso cui la uncommon reader diventa una common reader (da lettrice reale a lettrice comune).

Questa umanizzazione della regina ovviamente causa un gran scompiglio tra i consiglieri della Corona i quali si ritrovano improvvisamente spaesati dalle informalità a cui la regnante sempre più spesso si abbandona di recente.

Il libro di Bennett è un libro piacevole che se, a prima vista, sembra definirsi come un libro senza troppe pretese, in realtà ha dalla sua il vantaggio di riuscire, attraverso una situazione limite, ad ispirare un’esperienza metaletteraria. Letteralmente ci si ritrova a leggere di una lettrice che elenca, accumula, cerca e discute di libri e che attraverso questi libri ritorna in contatto con la sua sensibilità e con la stessa realtà.

Attraverso l’opposizione tra lettore comune e lettore non comune, La sovrana lettrice suggerisce, seppur in modo ironico, la necessità di democratizzare la cultura e allo stesso tempo, con lo stile tagliente che è proprio del suo autore, fa sarcasmo sul binomio potere-ignoranza (non conoscenza) raffigurato nello scetticismo dei numerosi membri del governo che trasalgono alle domande letterarie della loro regina.

Trovo che Alan Bennett si contraddistingui per una scrittura raffinata, pulita, efficace ed essenziale. Non ci sono sbavature o forzature in quella che considero un’ironia di estrema intelligenza.

Si farà presto a leggere uno dei libricini di Bennett, ma ci vuole molto più tempo per assimilarli tutto.

Vi consiglio vivamente questa lettura.


Traduzione di Monica Pavani
Adelphi
2007, 9ª ediz., pp. 95

RISVOLTO
A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. E in effetti è successo qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sul suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena – uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo.

 

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