(Recensione) Private Life di Tamara Jenkins su Netflix

Un old fashioned comedy ai tempi della fecondazione assistita

Parliamo di Private Life, l’ultima fatica di Tamara Jenkins la quale torna sullo schermo dopo 11 anni dal suo La famiglia Savage sulla piattaforma Netflix.

Private Life è una commedia dolcemara su una coppia boho di mezza età alle prese con interminabili procedure mediche allo scopo di avere un figlio.

Lui è un autore di teatro, lei una scrittrice, sullo sfondo di una New York che così timeless non si vedeva sugli schermi da molto tempo. Forse dai tempi del vecchio Allen.

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Non c’è nulla di asettico, cronicistico o drammatico in questa pellicola che pur narra il calvario delle procedure di fertilizzazione a cui milioni di coppie ogni giorno si sottopongono.

Al contrario, Private Life vuole raccontare quanta resistenza, inconscia e appassionata, serva per opporsi a quella disumanizzazione che tali procedure assecondano. Non ci sono atti di denuncia nemmeno tra le righe di questo lungometraggio che resta fino alla fine il ritratto intenso e nostalgico di una delle mille declinazioni della parola famiglia.

La Jenkins, la quale in prima persona ha sperimentato la difficile via della fivet, porta nella storia la brutalità e l’amore nello stesso piatto. Non intrica la narrazione in nessun modo ma riesce, anche grazie alle eccezionali interpretazioni di Paul Giamatti e Kathryn Hahn, a piegare la crudezza di un tema come quello della fertilità assistita verso una semplicità e ad una naturalezza congenite nel desiderio stesso di creare una famiglia.

Nonostante ciò, questo film non si abbandona mai alla retorica e a buonismi d’apparenza e nello spazio della resistenza riesce a dare voce anche alla rabbia, la delusione, la disperazione, la disconnessione. Allo stesso modo non trascura mai la bellezza che c’è dietro la scelta di affidarsi alla fecondazione assistita né la grandissima verità per cui, pur nell’impersonalizzazione di tali infinite procedure mediche, dietro aghi, prelievi, cure ormonali, fecondazioni, ci sono due individui profondamenti umani e la cui vita ha una sostanza oltre la scelta di mettere al mondo dei figli.

Con un ritmo che asseconda e traduce la ripetitività delle procedure a cui la coppia si sottopone, il film di Tamara Jenkins riesce a procedere con eleganza grazie anche ad una scelta musicale per nulla spersonalizzante, soundtrack di tutto pregio che vanta, tra gli altri, John Coltrane, Brian Eno, le Ronettes e Billie Holiday.

Più di ogni cosa Private Life, il quale appunto non è altro che un occhio nella vita privata di una famiglia come un’altra alle prese con “un’esperienza famigliare” niente affatto rara, ha il pregio di non schierarsi, di non suggerire, incitare, supportare. E’ appunto solo un racconto che non trae conclusioni ma lascia sospesi in quella stessa attesa che la sostanza stessa di questo plot.

Romantico, malinconico, a tratti divertente, Private Life merita di essere apprezzato per quello che è: una sorta di old fashioned comedy ai tempi della fecondazione assistita, l’onesto ritratto di una famiglia moderna che resiste alla crudezza della modernità con il caro vecchio desiderio di essere felici.

 

 

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