(Recensione) La seconda vita di Anders Hill di Nicole Holofcner

Il ritratto amaro di un uomo impegnato a reinventarsi

E’ un adattamento dell’omonimo romanzo di Ted Thompson del 2014 il sesto film di Nicole Holofcner, La seconda vita di Anders Hill (titolo originale The Land of Steady Habits).
Presentato al Toronto International Film Festival, La seconda vita di Anders Hill è disponibile su Netflix dal 14 settembre.
Scritto e diretto dalla regista di Non dico altro (2013) e Please Give (2010) tra gli altri, questo lungometraggio è il primo in cui la Holofcner dirige un uomo come protagonista nonché il primo che non coinvolge Catherine Keener.

Anders Hill è un sessantenne che ha deciso di lasciare il mondo dell’alta finanza e andare in pensione. Da pochi mesi è stato lasciato dalla moglie Helene (Edie Falco) a cui ha lasciato la grande casa che condividevano e nella quale lei convive con il suo nuovo compagno. Alle prese con il riaccomodamento nella sua nuova vita, Anders cerca di instaurare un rapporto con il figlio ventenne reduce da una recente disintossicazione. Tagliato fuori, Anders pare non piacere proprio a nessuno. E, tra una bevuta e una sfumacchiata, si trascina alla scoperta del suo nuovo sè.

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La seconda vita di Anders Hill non è un film brutto ma rischia di esserlo se non si è pronti a scovarne i piccoli pregi. Tanto per cominciare fa testo il fatto che sia un adattamento cinematografico e dunque non un’opera originale della sceneggiatrice e regista Holofcner. Come in tutte le riscritture, il rischio che qualcosa vada perso resta alto.

Alla ricerca di un realismo che narri con un tono dimesso e disilluso la crisi di mezza età, la narrazione procede a singhiozzi assecondando un ritmo dalle brusche frenate. Pur palesemente concentrandosi su Anders Hill, la storia salta da un personaggio all’altro in una schizofrenia di punti di vista urlando allo spettatore che “si, in questo film vogliamo che emerga che tutti sono infelici!”. Nessuno dei personaggi aderisce con comodità al suo ruolo, a quello che ha scelto di essere. La storia parte con l’essere il ritratto di un padre single che non riesce nemmeno più a portarsi a letto una donna mentre nel frattempo cerca di empatizzare con il figlio ex tossico, per passare poi a sottolineare la difficoltà di essere figli, ma anche quella di essere madri, e così via.
Nonostante un’atmosfera amara che traduce alla perfezione la veste estetica di un argomento in fondo molto semplice, la storia sembra quasi abbozzata e troppo spesso i personaggi agiscono più in funzione della trama che della logica narrativa.

Il grande pregio di questa pellicola non sta nel cosa ma nel chi e questo chi è senza ombra di dubbio Ben Mendelsohn, il quale riesce a domare il personaggio con una maestria eccezionale. Sebbene ricordino abbastanza il Danny Rayburn di Bloodline, la parlata strascicata e il borbottare continuo alla ricerca di parole che non risuonino troppo fuori luogo incastonano alla perfezione il personaggio Anders Hill nel quadro un po’ sbiadito di questo adattamento cinematografico. D’altronde è (almeno nelle intenzioni) Anders Hill il grande protagonista di questa pellicola.

La seconda vita di Anders Hill non riesce ad intrigare tanto da dimenticarsi dove è finito il telecomando. Se vi verrà voglia di un gelato/un caffè/un panino non ci penserete due volte a mettere pausa e ad alzarvi dal divano. Ma magari al divano ci tornate.
E’ quello che grossolonamente definirei un “film a stare”, cioè un film che, se siete un po’ apatici, non sapete bene cosa guardare, il vostro mood è indefinito guardate La seconda vita di Anders Hill.

  • GENERE: Commedia, Drammatico
  • ANNO: 2018
  • REGIA: Nicole Holofcener
  • ATTORI: Ben MendelsohnConnie BrittonCharlie TahanThomas MannNatalie GoldEdie FalcoElizabeth MarvelJosh PaisMichael GastonVictor Slezak
  • PAESE: USA
  • DURATA: 98 Min
  • DISTRIBUZIONE: Netflix
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