(Recensione) They’ll love me when I’m dead. Documentario Netflix su Orson Welles

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Una finestra sul sogno di eternità di Orson Welles

Presentato fuori concorso a Venezia, They’ll love me when I’m dead esce, con la regia di Morgan Neville, proprio in concomitanza all’uscita del film The other side of the wind, l’ultimo lavoro di Orson Welles, di cui racconta interminable making.

They'll Love Me When I'm Dead

Attraverso interviste, immagini di repertorio, spezzoni e le stesse parole di Welles, questo documentario si fa riconoscere subito per il gioiellino che è.
Ponendo le premesse per capire la vicenda artistica di Orson Welles, They’ll love me when I’m dead coinvolge anche lo spettatore più inesperto senza dare per scontato nessuna informazione.
Dopo un esilio autoinflitto in Europa in seguito alle cocenti delusioni ricevute da Hollywood, il regista fece ritorno in America deciso a dare vita a quello che sarebbe stato un masterpiece, il capolavoro capace di annullare quella che egli definiva la maledizione di Citizen Kane. Per tutta la sua vita eglì subì l’ombra del film che lo consacrò come uno dei più grandi registi di Hollywood ma anche uno dei più dimenticati.

Alla ricerca dunque di un riscatto, mise mano a quello che si prospettò subito come un progetto bizzarro e ambizioso e che lo impegnò con le riprese dal 1970 al 1976 e con continui editing fino alla sua morte, nel 1986.
Il documentario di Neville rende giustizia al grande genio di Welles e non manca di fare luce sulla straordinaria determinazione che addirittura portò il regista a mentire allo Scià iraniano pur di raccogliere i fondi per la produzione di The other side of the wind.
Quella per i soldi era una vera e proprio ossessione per Orson Welles.

Durante una conferenza stampa, alla domanda su quali fossero i momenti più importanti della sua vita in relazione alla sua produzione artistica, egli non si sottrasse dall’ammettere, con una certa imbarazzata ironia, che di certo ha grande peso sapere di avere il conto in banca pieno. Ma quella di Welles non era avidità quanto dedizione assoluta, come appare benissimo da questo documentario, alla sua visione artistica, alla necessità di superare sè stesso. Autoritario come pochi, Orson Welles pretendeva dalla sua troupe anche l’impossibile e non per questo fu meno amato. Moltissime, infatti, le testimonianze di chi lavorò fianco a fianco con il regista e di quanto quella che era iniziata come uan collaborazione artistica andò a trasformarsi in profonda stima reciproca. John Huston, Peter Bogdanovich sono solo alcuni dei nomi annoverati in questo illuminate ritratto.

The other side of the wind, che oggi è disponibile sulla piattaforma Netflix, è la visionaria ambizione di Welles a raccontare il cinema stesso, il suo amore per la macchina da presa ma soprattutto la sua passione per la narrazione, una narrazione che nella visione dell’artista pone le sue basi sull’improvvisazione, sugli incidenti di scena ma anche sul perfezionismo.
Welles girò questa pellicola per 6 anni, spesso senza uno script, disorientando non di rado i suoi attori ma restando fedele alla sua causa, quella di tornare ad Hollywood trionfante.

Guardate They’ll love me when I’m dead se amate Orson Welles, ma guardatelo soprattutto se amate il cinema perchè è nel ritratto della disperata determinazione a realizzare l’opera d’arte che trapela la grandezza di Orson, l’uomo e di Welles, il regista. Guardatelo come guardereste fuori da una finestra che si affaccia su un passato luminosissimo, un po’ in bianco e nero e un po’ a colori.

  • REGIA: Morgan Neville
  • PAESE: USA
  • DURATA: 98 Min
  • DISTRIBUZIONE: Netflix
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