Cari Mostri – Stefano Benni

Il quarto libro che ho letto quest’anno è ancora una volta uno di quei libri che avevo acquistato e accantonato l’anno scorso. Sto parlando di Cari mostri di Stefano Benni, un autore che apprezzo particolarmente perché mi regala sempre l’effetto sorpresa senza mai deludere però ciò che mi aspetto dalla sua penna. Non è andata esattamente così per questa raccolta di racconti pubblicata in prima … Continua a leggere Cari Mostri – Stefano Benni

Jimi: All is by my side. RECENSIONE

Si parla di John Ridley, il quale ha debuttato alla regia con l’attesissimo Jimi: All is by my side subito dopo essersi accaparrato l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale per 12 anni schiavo di Steve McQueen.

Ma tanto vale dirlo subito: non aspettatevi un biopic convenzionale che ingigantisce la figura del vostro beniamino perché tutt’al più qui Jimi ne risulta rimpicciolito, rappresentato nel suo intimistico rapporto con gli altri artisti, con la musica, con le donne, con la sua chitarra.

Lo scrittore Ridley ha dichiarato di essersi imbattuto 8 anni fa nella canzone di Hendrix “Sending my love to Linda” e quella è stata la scintilla che lo ha portato nelle sale cinematografiche oggi e a confrontarsi con un progetto ambizioso e quanto meno complicato negli ultimi anni.

Portare sul grande schermo la vita di uno dei più grandi, rivoluzionari, dirompenti artisti del 900 non è cosa facile. Lo è stato ancor meno per il regista che si è visto rifiutare l’utilizzo delle tracks originali del musicista di Seattle da parte dell’Experience Hendrix LCC. Da qui dunque la necessità di soffermarsi sul periodo 1966-1967, immediatamente prima della pubblicazione di Are you experienced.  Un percorso obbligato che ha conferito al biopic un taglio ridimensionato al personaggio Hendrix prima che egli divenisse per definizione un “personaggio”.

Dai primi concerti nei club come turnista per Curtis Knight all’approdo in terra britannica sotto l’ala del bassista degli Animals, Chas Chandler, passando Continua a leggere “Jimi: All is by my side. RECENSIONE”

Limonov di Emmanuele Carrere. Recensione

Sono incappata in questo libro più e più volte. Mi è sempre capitato di prenderlo in mano e sfogliarlo mentre mi perdevo nel reparto dedicato alle pubblicazioni Adelphi. Mi ha sempre suscitato attrazione e repulsione allo stesso tempo tanto dal non averlo mai comprato. Ne ero attratta perché sapevo trattarsi di una biografia – e per le biografie nutro una passione particolare – ma non riuscivo a non farmi condizionare dalla copertina in cui è raffigurato un uomo (Eduard Limonov ritratto nel 1963) che indossa un cappotto dell’Armata rossa. Il che mi ispirava un sapore di guerra al quale probabilmente non ero pronta.

Pochi giorni fa mi sono imbattuta di nuovo in questa biografia romanzata dello scrittore francese Emmanuel Carrere per caso e ho deciso che era arrivato il momento. Non potevo più rimandare.

Risultato: sono stata inghiottita in questo romanzo inclassificabile in nessun genere definito che tiene un piede nella biografia, uno nel reportage e se ce ne fosse un terzo sarebbe sicuramente nel romanzo d’avventura.

Il libro con cui Carrere nel 2011 ha vinto il premio Prix Renaudot ha come protagonista Eduard Veniaminovich Savenko, classe ’43, attualmente vivo, scrittore e attivista politico russo, nonché fondatore del partito Nazionalbolscevico e avversario politico di Vladimir Putin.

Meglio conosciuto come Limonov, soprannome che si è scelto ai tempi in cui frequentava i poeti dissidenti di Mosca, Eduard Savenko è Continua a leggere “Limonov di Emmanuele Carrere. Recensione”

Her di Spike Jonze. Recensione (no spoil)

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Her è un film del 2013 firmato Spike Jonze (Essere John Malkovitch, Il ladro di orchidee) vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale uscito nelle sale italiane a marzo 2014 con il titolo Lei. Prodotto dalla BIM annovera nel cast Joacquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams

Perché guardare Her di Spike Jonze?
1.Se vi piace Joacquin Phoenix, vi piacerà ancora di più in questa nuova veste poco cool. Ma è pur sempre Joacquin Phoenix che si nasconde dietro i panni del solitario e impacciato Theodore! Mille punti all’espressività mimica di cui aveva già dato ampiamente prova altrove!
2.La realtà dispotica rappresentata non ha nulla di forzato, esagerato e non esaspera una realtà, telematica, cibernetica e tecnologica in cui siamo già ampiamenti immersi. Diciamo che non vi capiterà di pensare “no, il solito polpettone futuristico” e vi sentirete a due passai da quel futuro non troppo lontano che Spike Jonze profetizza nel film.
3.E’ una storia d’amore e le storie d’amore piacciono un po’ a tutti. Il bello sta nei modi in cui l’amore si coniuga e troverete disarmante la semplicità con cui il sentimento dell’amore si riafferma qui in tutta la sua egoistica autoreferenzialità.
4.La trama è quasi un soliloquio esistenziale che focalizza la sua forza espressiva nel contrasto tra uomo e macchina, capace di trasformarsi in confronto e assestarsi su picchi di sentimentale dipendenza.

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Spike Jonze immagina un futuro in cui non si potrà fare a meno degli “altri” intesi come altri fuori da sè e intreccia l’ordinatissima, super tecnologica quotidianità del futuro alla immutabile natura umana bisognosa di un referente per legittimarsi. Continua a leggere “Her di Spike Jonze. Recensione (no spoil)”

Il cuore è un cacciatore solitario di Carson Mccullers. Recensione

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Mi piace che la sensazione, alla fine di un libro, resti fresca e genuina. Per questo preferisco scrivere una pseudo recensione e non una recensione vera e porpria composta di trama, riferimenti ed esplicazioni.

Ognuno troverà, nel romanzo che sta leggendo, l’emozione che vibra più intensamente a contatto col proprio cuore.

E, appena finito di leggere questa meraviglia della letteratura americana degli anni 40, non posso che, a parte pochi cenni sui personaggi, restituire solo la magia, lo spessore e l’anima che vive in questo gioiellino. 

Il cuore è un cacciatore solitario è il primo romanzo di Carson Mccullers pubblicato nel 1940 quando la sua autrice aveva solo 23 anni.

Il titolo, che riprende un verso della poesia The lonely Hunter di William Sharp, pubblicata sotto lo pseudonimo di Fiona McLeod, le fu suggerito dal suo editore e costituisce la chiave di lettura di un romanzo che ha il suo punto di forza nella sua struttura poliedrica e definita.

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Whiplash di Damien Chazelle. Recensione

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Whiplash​ del 30enne Damien Chazelle​ è la storia di un talentuoso studente di batteria e del suo maestro spietato.
Alla base c’è l’esperienza del regista che da adolescente suonava la batteria in un’orchestra liceale che diventò così famosa da esibirsi anche durante due cerimonie di insediamento del presidente degli Stati Uniti e durante il JVC festival di new York.
La pellicola che si è aggiudicata ben tre statuette agli ultimi Academy Award, miglior attore non protagonista a J.K. Simmons, miglior montaggio e miglior sonoro, si è distinta per la semplicità e un taglio pulito e ben focalizzato.
Piccolo gioiellino del cinema indipendente, Whiplash è stato fortemente voluto dal giovane Damien Chazelle il quale, a corto di fondi, ha convinto i produttori a finanziarlo terminando le riprese in soli 19 giorni.

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Questo film non usa mezzi termini, esplode nella brutalità di un sogno che richiede sangue e sudore e narrativizza un sentimento, quello della grandezza e della perfezione, reggendosi in equilibrio sul tempo di batteria. Continua a leggere “Whiplash di Damien Chazelle. Recensione”

Birdman di Alejandro Innaritu (2014)

Here we are! Parliamo di Birdman, l’ultima pellicola di Alejandro Innaritu vincitrice di 4 premi Oscar agli ultimi Academy Awards (miglior film, miglior regista Alejandro Innaritu, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia ad Emmanuele Lubezki).
Birdman non è un film come gli altri, o perlomeno non come quelli abituati a vedersi agli Oscar.
Mi sono fatta un’idea di questo unanime trionfo e non ho trovato altri motivi se non il fatto che vedere e premiare Birdman agli Oscar sia stato un po’ come se il cinema stesso sia sia guardato allo specchio, abbia storto un po’ la bocca in un picco di autoconsapevolezza, si sia fatto scendere una lacrima e molto autoreferenzialemente si fosse premiato, arreso all’evidenza di un’immagine sincera.
In una sede privilegiata come quella degli Oscar come avrebbe mai potuto Birdman non riscuotere l’unanime consenso del rinomato pubblico?!
La pellicola di Innaritu condensa, attraverso uno strumento come il piano sequenza, i suoi stesi obiettivi: raccontare con una tecnica cinematografica il cinema che riflette su se stesso e si mette in discussione.
Birdman è l’eroe che ogni grande attore ha desiderato diventare, il supereroe che fa parlare il suo ego in un inevitabile allontanamento dalla realtà, dai meri interessi dei mediocri, sempre rivolto al raggiungimento del suo trionfo che, in termini di show business si traduce nel conclamato successo di pubblico.
Se vogliamo, Birdman si fa beffe del cinema stesso, della cerimonia degli Oscar e del pubblico celebre che poi lo ha consacrato vincitore, perché attraverso la sua narrazione serrata e microscopica del tormento del protagonista, Riggan Thompson, ex campione di incassi e interprete del blockbuster Birdman ormai alle prese con la sua inevitabile caduta, spiattella in faccia ai vari ed eventuali grandi interpreti dei cult movie attuali l’inesorabile amarezza della loro condizione.
Birdman, questo eroe alato che continua a sopravvivere impertinente come alter ego del suo interprete, non è altro che la personificazione del desiderio di essere qualcuno, di essere importanti, di vedersi legittimati dal consenso generale in una lotta continua tra arte e spettacolo.
Anche questo c’è in Birdman, l’eterna contraddizione tra arte e show business, tra quella nobiltà della cultura che non riesce a riappacificarsi con il commercialismo dei gusti di massa.
In fondo il pubblico ama i supereroi, si identifica. È una verità questa, ben nota ai vari Clooney, Downey e Affleck presenti agli Academy Awards. Il campione di incassi trionfa e con questo trionfa il suo interprete in un paradigma che lega indissolubilmente l’eroicità del personaggio all’attore che lo ha portato sugli schermi.
Innaritu ha voluto portarci a fare un viaggio sulle montagne russe dell’ego di un attore e lo ha fatto con estrema lucidità calibrando gli strumenti in suo possesso e lasciando che fosse il linguaggio cinematografico stesso ad autodefinirsi.
Il lungo piano-sequenza, come lo stesso regista ha dichiarato, è servito a far sì che la poetica dell’io non trovasse interruzioni, con le sole eccezioni dei fotogrammi iniziali e finali.
Il cast è eccezionale e vede un Michael Keaton non assolutamente casuale. Infatti l’attore è stato a sua
volta interprete protagonista, nel suo tempo d’oro, del film Batman nel ruolo di Batman.
Edward Norton, che qui fa da disturbatore, provocatore, voce critica che spinge tutto agli estremi nella pretesa dell’assolutà verità dell’arte, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
La fotografia risponde al dualismo che sottende all’intera pellicola. Realtà e finzione, attore e personaggio da interpretare, palcoscenico e vita, passato e presente, fama e insuccesso: questi sono i poli che calibrano le due anime che coesistono nello stesso uomo.
Nel lirico tragicomico svolgersi degli eventi, la pellicola di Innaritu è un po’ come la maschera del clown, che sorride plasticamente senza però riuscire a nascondere la lacrima che pur scende.

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Cloud Atlas (2012). Tra ribellione e libertà.

Cloud Atlas è un film del 2012 diretto dai fratelli Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer. Il film è tratto dal romanzo L’Atlante delle nuvole di David Mitchell e intreccia sei storie diverse, tutte legate dai temi della reincarnazione, del destino, del ripetersi degli eventi, della ricerca della libertà e del riscatto.

Le sei storie sono ambientate in epoche diverse e hanno come protagonisti:

Adam Ewing (1849), Robert Frobisher(1936), Luisa Rey (1973), Timothy Cavendish (2012), Sonmi-451 (2144), Zachry (106 anni dopo la Caduta, 2321).

Sarebbe superfluo, approssimativo e inconcludente riportare qui la trama di un film che gioca tutta la sua forza nel messaggio che riecheggia dalla fiera delle vicende umane che si snodano lungo tutto il lungometraggio. Sebbene sia stato fatto notare come, trattandosi di un adattamento cinematografico, il film pecchi di tagli e accelerazioni che non danno pieno credito al libro di Mitchell, è ammirevole come l’intricato garbuglio di epoche e personaggi non lasci mai disorientati ma, anzi, solletichi l’immaginazione dello spettatore  portandolo avanti e dietro nel tempo con disinvoltura.

Protagonista assoluto del film è l’essere umano che riesce, dalle singole epoche, a decontestualizzarsi e a farsi emblema della ciclicità e portatore di valori universali incondizionati.

Ogni storia vive autonomamente nella propria ambientazione e allo stesso tempo rimanda a tutte le altre sottolineando come la potenza del concetto di ribellione, libertà e amore abbiano accomunato il genere umano in tutte le epoche e come probabilmente continuerà a farlo.

Il genere fantascienza non comprende a pieno questo film che non può ben dirsi inquadrabile in un genere preciso. È psicologico, sociologico, fantasy e fantascientifico allo stesso tempo, senza mai smettere di essere storico.

La regia a 3 mani, anzi a tre cervelli (i fratelli Wachowski e Tom Tykwer), merita una lode non solo per Continua a leggere “Cloud Atlas (2012). Tra ribellione e libertà.”

ANNA KARENINA di Joe Wright (2012). Un capolavoro di stile.

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Siamo nel 1874. Anna è la moglie di un autorevole funzionario governativo e ricopre una posizione di alto rango. Anna si reca a Mosca in soccorso del fratello Oblonskij per rimediare ai tradimenti di lui intercedendo presso sua moglie Dolly. In viaggio conosce la contessa Vronskij e attraverso lei conosce suo figlio, l’affascinante ufficiale Aleksej. Fra di loro scoppia subito una scintilla che li porterà a vivere una travolgente storia d’amore.

Adattare un romanzo è sempre un’operazione difficile, se poi il romanzo in questione è Anna Karenina di Lev Tolstoj l’operazione può dirsi ardua. Ma il regista Joe Wright, che non è nuovo a trasposizioni cinematografiche (Orgoglio e Pregiudizio dall’opera di Jane Austen e Espiazione dall’opera di Ian McEwan), su sceneggiatura di Tom Stoppard, fa centro con una rilettura del colosso di Tolstoj che ha del magico e del sperimentale.

Anna Karenina

Gli adattamenti cinematografici non rispondono a regole, se non a quelle regole che il pubblico individua nella familiarità di una storia che conosce bene. Ma qui ogni regola è disattesa e più che di adattamento, è possibile parlare di vera e propria rilettura poetica. Ogni scelta sembra essere stata fatta facendosi guidare dalla carica rappresentativa di cui ogni scena si faceva portatrice, al cui servizio intervengono trovate di stile di sottilissimo e raffinato gusto artistico.

La dimensione dello spazio perde i suoi confini predefiniti e Continua a leggere “ANNA KARENINA di Joe Wright (2012). Un capolavoro di stile.”

John Cheever, un outsider con l’urgenza di scrivere

Perchè leggere John Cheever?

John Cheever è la quintessenza della schiettezza, la lama tagliente e calamitica che fende le pagine e risucchia il lettore nella disarmante verità e normalità della periferia, delle vite di uomini qualunque, allo stesso tempo unici ma brutalmente aggrappati alla piega più storta del proprio io.

John Cheever è lo scrittore di cui il professore non ci ha parlato quando studiavamo, l’autore di cui non si regala mai un libro a Natale eppure è uno dei più importanti scrittori del 900, vincitore del premio Pulitzer nel 1979 e autore del capolavoro “Cronache della famiglia Wapshot” e “Bullet Park”.

Vale la pena leggere Cheever perchè, già sfogliando poche pagine di uno dei suoi romanzi, ci si rende conto di essere di fronte all’anima stessa dello scrittore che si fa inchiostro. 

Cheever (1912-1982) era un outsider, secondo figlio non voluto, al punto, come sua madre ha raccontato, che suo padre arrivò a consultare un medico disposto ad eseguire un aborto invitandolo a cena.

Cheever è stato alcolista tutta la vita, uno di quelli seri come alcuni dei personaggi che descrive nei suoi romanzi.

Scorrendo le sue pagine si avverte distintamente l’ansia di scrivere, quasi di espellere che animava la sua mano, la disperazione che spinge alla ricerca della pace, ma anche il cinismo nei confronti di quella mediocrità un po’ nevrotica che contrassegna la società di cui si fa così distintamente narratore.

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